Macomer due milioni per nuove infrastrutture – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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MACOMER. Un mutuo da circa due milioni di euro per eliminare le barriere architettoniche, dare seguito alla realizzazione del nuovo cimitero, mettere in sicurezza gli edifici scolastici e rendere più fruibile la fiera zootecnica. Questo prevede il piano investimenti per le infrastrutture di Macomer votato nell’ultima seduta del Consiglio comunale. «Una svolta attesa da 30 anni», la definisce il capo gruppo di maggioranza, Gianfranco Congiu. Nello specifico ci saranno 600 mila euro da investire per ampliare la larghezza dei marciapiedi e liberarli dagli ostacoli che impediscono il transito dei soggetti con ridotte capacità motorie o costretti su una sedia a rotelle. Scompariranno cordoli e rialzi. Gli stalli dei parcheggi verranno sposati e nelle vie principali si realizzeranno scivoli di accesso.

Servono 700 mila euro per completare il camposanto dotandolo di cappella, camera ardente, giardino delle rimembranze, porticato, servizi igienici e dell’impianto di illuminazione. Restyling in vista anche per le scuole: 173 mila euro il badget. Ci saranno, inoltre, 100 mila euro per il miglioramento infrastrutturale della fiera zootecnica. Nella riunione dello scorso venerdì 30 aprile, l’aula ha approvato pure il nuovo regolamento per la gestione degli usi civici legato a doppio filo con l’attuazione del Piano di valorizzazione del monte di Sant’Antonio. Varato dalla Giunta Succu nel 2018 ha ottenuto il nulla osta di Argea e Regione. D’ora in poi, oltre alle attività tradizionali, pascolo e legnatico, nella montagna potranno svilupparsene delle altre: ricreative, turistiche e sportive. Saranno, inoltre, permessi l’insediamento di aziende agricole nell’altopiano di Bara e la creazione di percorsi campestri, piccole strutture ricettive. Il tutto nell’ottica di uno sviluppo ambientale sostenibile. La forestazione produttiva con l’inserimento di nuove specie autoctone ne è un esempio.

«Abbiamo fatto qualcosa di inedito per la nostra comunità. Siamo riusciti laddove altri si sono fermati», sottolinea Gianfranco Congiu. «Il monte di Sant’Antonio e i suoi tratti peculiari hanno appassionato generazioni di amministratori, il cui sogno di ampliamento delle possibilità di utilizzo, puntualmente si infrangeva di fronte alla complessa normativa sugli usi civici. Abbiamo realizzato un’imponente opera di pianificazione rurale nel rispetto dei vincoli, delle vocazioni terriere e delle realtà insediate. E infine – conclude –, abbiamo assecondato il desiderio della comunità macomerese di riappropriarsi di un bene identitario come il monte».

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