L’ultimo dono di Mario: salva la vita a tre persone – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Non ce l’ha fatta, ma salverà altre vite. Mario Sini, 66 anni, è morto nella notte tra venerdì e sabato: donati i suoi organi, destinati ora a una nuova vita per almeno tre persone. Sini era precipitato da un ponteggio nel pomeriggio di giovedì scorso, mentre aiutava un amico a svolgere alcuni lavori di manutenzione in casa, in via don Gavino Lai, nel quartiere di Funtana Buddia, alle spalle della zona commerciale di via don Bosco. Il 66enne nuorese, sposato e padre di famiglia, era prossimo alla pensione. Ha lottato per quasi tre giorni tra la vita e la morte, ricoverato nel reparto di Rianimazione al terzo piano dell’ospedale San Francesco. Non è ancora chiaro se per un malore improvviso o perché abbia messo male un piede, fatto sta che l’operaio è precipitano nel vuoto da un’altezza di circa sei metri battendo violentemente la testa al suolo. Cosciente in un primo momento, la situazione è degenerata subito dopo.

Pur nella tragedia consumatasi all’alba delle festività pasquali, Mario Sini ha concluso il suo calvario con un atto d’amore verso il prossimo, verso chi ancora lotta per poter condurre una vita migliore. I familiari dell’operaio, infatti, hanno autorizzato la donazione degli organi. L’espianto è stato portato a termine nelle prime ore di ieri. «Si è proceduto all’espianto del fegato e dei reni – spiega Peppino Paffi, direttore del reparto di Rianimazione dell’ospedale San Francesco –. Grazie alla generosità del defunto Mario Sini e dei suoi familiari verranno salvate altre tre vite». Gli organi della vittima del tragico incidente sono già arrivati a destinazione: «Il fegato e uno dei due reni sono stati trasportati a Palermo – dice ancora il primario – mentre il secondo rene è rimasto in Sardegna ed è a disposizione di chi ne ha più bisogno nell’isola». Imponente il lavoro svolto dall’equipe del blocco operativo di Anestesia e Rianimazione: medici, infermieri e oss disposti anche a sdoppiarsi pur di venire incontro a tutte le esigenze: «Il successo di queste operazioni viene garantito grazie ai due reparti di Rianimazione del nostro ospedale – afferma Paffi –: quella cosiddetta “non Covid” allocata al terzo piano con sei posti letto e quella “Covid” che conta invece sulla presenza di 12 postazioni. Il tutto è garantito soprattutto dalle fatiche del personale che continua a lavorare instancabilmente pur non avendo avuto implementi di organico a seguito dell’avvento della pandemia. È la Rianimazione del terzo piano a garantire le attività di espianto ma anche l’attività chirurgica che non viene mai meno in alcun caso». Sul tema non poteva mancare l’intervento di Tonino Mura, classe 1939, il primo trapiantato di Barbagia, che il 18 aprile festeggerà i primi 30 anni trascorsi dal primo trapianto: «La donazione degli organi è un fatto importantissimo, se io stesso sono qui a raccontarlo dopo tre fegati, un rene e una cornea, è merito di chi ha una cultura ma soprattutto una nobiltà d’animo così elevata. Per me è stato un grande regalo senza il quale la mia vita sarebbe terminata moltissimi anni fa, senza il quale non avrei potuto gioire dei successi personali e di quelli della mia famiglia. Non ci sono parole per ringraziare le persone che nel 1991, in Francia, mi diedero questa possibilità. La gente dovrebbe fare una riflessione sull’importanza di questa azione e campagne di sensibilizzazione dovrebbero essere attivate ovunque a partire dalle scuole di ogni ordine e grado. La donazione degli organi deve assolutamente diventare consuetudine nella nostra cultura».

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