Lotta alla peste suina disposto il blocco per 80 allevamenti – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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DESULO. La mannaia del blocco si abbatte ancora una volta sulle aziende suinicole del nuorese. Le restrizioni arrivano dopo il riscontro della sieropositività di una scrofa abbattuta una settimana fa assieme ad una quarantina di irregolari nelle campagne di Desulo dalla task force messa in campo dall’Unità di progetto per l’eradicazione della peste suina africana. Il blocco riguarda un’ottantina di allevamenti, per lo più piccole realtà a uso familiare nei territori di Tonara, Aritzo, Gadoni, Seulo e Fonni, ai confini della località dove l’Udp ha disposto gli abbattimenti dei suini irregolari, quindi non iscritti all’anagrafe e senza controlli sanitari. L’entrata in vigore delle prescrizioni, non solo mette a dura prova i servizi veterinari, chiamati ad un surplus di lavoro tra controlli e prelievi negli allevamenti da effettuarsi con pochi professionisti e assistenti veterinari, ma crea preoccupazione tra gli allevatori in regola e chi lavora nella filiera suinicola.

Salvatore Frongia, con il suo socio Mario Ladu, è a capo del salumificio desulese Rovajo. Attualmente l’azienda trasforma carne nazionale in prosciutti, pancetta, guanciale e salsiccia, ma ha in cantiere un ambizioso progetto d 3 milioni e 900mila euro di investimento grazie al quale valorizzare la filiera locale attraverso il coinvolgimento di 25 aziende locali, 15 della quali di Desulo.

«Questa vicenda ci preoccupa. Non vorremmo essere costretti a dover strutturare il progetto in maniera diversa – osserva l’imprenditore –. Se l’ampliamento dovesse riguardare uno stabilimento per le carni sarde e uno per le carni esportabili, questo comporterebbe da un lato una serie di maggiori costi dall’altro l’abbassamento della produttività» prosegue Frongia che riporta l’attenzione su una questione da lui ritenuta fondamentale. «Le sieropositività sono state riscontrate nei clandestini non negli allevamenti domestici, e questo dovrebbe indurre a disporre misure meno drastiche – sottolinea il titolare del salumificio che insiste sui dati positivi della lotta alla malattia –. Nonostante in Sardegna non si riscontrino focolai nel domestico negli ultimi 12 mesi vige ancora il regime di restrizioni più severe. Cosa che ad esempio non accade per la Germania dove i focolai hanno interessato gli allevamenti domestici. Per questa ragione – conclude Frongia – stiamo pensando di aderire all’iniziativa di Coldiretti che chiede regole identiche per tutti i territori ed è pronta rivolgersi alla Corte di giustizia europea».

La notifica delle prescrizioni segue di poche settimane la dichiarazione del focolaio a Talana dove, su oltre 170 clandestini abbattuti alla fine di novembre nell’ambito delle azioni di contrasto alla peste suina africana disposte dall’Unità di progetto, sono risultati sieropositivi 4 esemplari.

Numeri esigui, soprattutto se rapportati agli ultimi abbattimenti che non hanno registrato casi di positività sierologica e virologica, riscontrati solo ed esclusivamente nel brado con ripercussioni negative per gli allevatori ogliastrini, oltre un centinaio, che si sono messi in regola a costo di grandi sacrifici e si sono visti bloccare l’azienda.

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