«L’ospedale da campo è inutile: smontatelo» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Dovrebbe aver iniziato ed esaurito il suo servizio nelle due settimane di apertura del dicembre scorso l’ospedale militare da campo, montato sul cortile del San Francesco. La prospettiva che, variante inglese a parte, il Covid-19 abbia esaurito il tempo della sua massima manifestazione anche in provincia, è il primo motivo per sancire l’inutilità di tenerlo ancora sotto la torre dell’ospedale. Ma non è il solo. «Lasciarlo ancora montato credo sia solo un aggravio di costi che le casse pubbliche dovrebbero risparmiare», sostiene Giorgio Mustaro, segretario della Funzione pubblica della Cisl nuorese. La struttura è stata montata nell’autunno scorso e nelle previsioni doveva garantire 20 posti tra terapia intensiva e sub-intensiva. La scelta è stata della Regione, per far fronte all’emergenza che in autunno a Nuoro e nel territorio registrava le percentuali di crescita nei contagi tra le più alte dell’isola. Innalzato il tendone negli ultimi giorni di ottobre, è stato messo in funzione però solo il 10 dicembre. «Se la soluzione di per sé poteva essere anche buona – commenta Mustaro – ciò che non ha funzionato da parte delle autorità regionali, sanitarie e non, è stato l’allestimento del complesso da campo. Ricordiamoci – prosegue – che all’inizio non ha funzionato perché non attrezzato e per l’assenza di personale. Poi si è visto che non erano i soli limiti – dice ancora Mustaro –, considerato che è stato chiuso perché non riscaldato a sufficienza, ad appena due settimane dall’entrata in funzione».

L’ospedale da campo è stato il dono di una multinazionale olandese alla Croce Rossa Italiana. Il primo ad essere montato in Italia, durante la pandemia. In tutto, 300 metri quadrati coperti dai tendoni. Due sale di degenza, divise per uomini e donne, ma anche lo spazio per l’accettazione dei pazienti. Il sistema di funzionamento tra i più avanzati, come riferito nel maggio di un anno fa dagli amministratori della Regione e dalla Protezione civile, al momento della presentazione alla Fiera di Cagliari: «La struttura – queste le parole di accompagnamento alla prima uscita – rappresenta un polo mobile d’eccellenza, con ambienti a pressione negativa. Potrà ospitare, secondo le necessità, fino a 20 pazienti, in terapia intensiva o sub intensiva, o, in alternativa, anche pazienti no-Covid». Una struttura militare in ausilio a un territorio che l’epidemia ha trovato vulnerabile nelle strutture sanitarie all’avanzare della malattia. Una situazione di guerra. E in qualche modo lo confermerà anche il fatto che a gestire l’assistenza sanitaria arriveranno una decina di medici con le stellette, ed altrettanti professionisti tra infermieri e Oss. «Viste le vicende, a iniziare dai ritardi che ne hanno anticipato l’arrivo a Nuoro, così come gli esiti successivi – è ancora il pensiero del sindacalista – non si può non concludere che sia stata una soluzione pasticciata. I 400mila euro spesi – ha aggiunto – potevano essere utilizzati per potenziare i servizi al San Francesco o nel territorio, per far fronte alla diffusione del virus». Ancora Mustaro: «Occupa metà posteggio e intralcia auto e pedoni. Si spende sicuramente anche per la manutenzione. Cosa si aspetta a smontarlo?»

Intanto, il virus arretra in maniera consistente anche nell’Assl nuorese. Lo dicono i numeri settimanali: dai 600 casi di dicembre, si è scesi ai 60 delle ultime settimane. Tantoché la dirigenza sanitaria ha deciso di chiudere uno dei reparti Covid del San Francesco, allestito all’11esimo piano, nelle stanze da sempre della geriatria. Rimane attivo il reparto del piano decimo, in cui vanno i 30 ricoverati contagiati dal virus (erano 63 nei giorni critici)».

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