L’onda lunga di Radio Barbagia – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Quarantacinque anni, ma non li dimostra. Dalle frequenze megaherz si è passati al digitale, dalle musicassette e i vinili ai formati mp3, allo streaming e i podcast, la possibilità di ascoltare la propria emittente preferita in casa al pc, o addirittura sullo smartphone, anche se sono in molti a restare legati al tradizionale ascolto per radio. Ciò che conta è che Radio Barbagia dopo quasi mezzo secolo conserva intatto quello spirito avventuriero che aveva nel 1976, quando nacque come segno dei tempi in omaggio ai 50 anni del settimanale diocesano L’Ortobene. Per celebrare la ricorrenza, i 45 anni di Radio Barbagia, ieri alla biblioteca Satta si è svolto il convegno “Giornali, Radio e Tv. Le sfide della comunicazione nell’era digitale” che ha visto protagonisti tra gli altri il vescovo Antonello Mura, il direttore dell’Ortobene don Francesco Mariani, il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, il direttore di Radio Barbagia Graziano Canu. Un dibattito a più voci sul futuro tormentato dell’informazione, in un’era di profondi cambiamenti dovuti in gran parte all’innovazione tecnologica, dal quale è emersa comunque la profonda attualità della radio. Perché, come dice don Mariani, il sacerdote sociologo e giornalista la cui storia si intreccia da decenni con la comunicazione della Curia, ma non solo ovviamente, «ci sarà un motivo se ogni giorno viene ascoltata da 35 milioni di italiani».

A Radio Barbagia Mariani arriva nel 1981, dunque qualche anno dopo la sua nascita. Fresco dei voti religiosi, ma anche degli studi in sociologia all’università La Sapienza, il sacerdote imprime da subito la sua impronta anticonformista alla programmazione dell’emittente, che dirigerà per oltre trent’anni. Ancora oggi, dopo aver lasciato l’incarico, Mariani ogni mattina è lì ai microfoni della radio per la sua consueta rassegna stampa. Uno degli appuntamenti più seguiti nell’intero palinsesto in cui il prete sociologo non indugia in inutili conformismi, e commenta con la sagacia che gli è propria ciò che scrivono i colleghi della carta stampata regionale, ma soprattutto analizza al microscopio l’attività della classe politica. È sempre stato così, e del resto in passato la franchezza dello storico direttore ha provocato qualche incomprensione, più che con la Curia, con il cugino L’Ortobene. «Ricordo che un partito di maggioranza di allora, evidentemente non contento della nostra informazione, volle acquistarci. Il vescovo Melis fermò quest’ipotesi malaugurata sul nascere, con un comunicato: Radio Barbagia non è in vendita».

Ma qual è stata per don Mariani la forza dell’emittente diocesana, del suo successo e della sua longevità? «All’inizio avevamo capito che dovevamo rivolgerci non solo al pubblico cittadino, ma anche a quello delle campagne, ai pastori che allora vivevano isolati. Gli ascolti ci diedero ragione. Ma se devo dire cosa significano oggi i 45 anni di Radio Barbagia, penso che rappresentino la storia fedele di una città e del suo territorio, che abbiamo sempre raccontato senza censure. In tutti questi anni abbiamo affrontato l’incubo dei sequestri di persona, quando eravamo diventati l’ufficio postale per i messaggi alle famiglie dei rapiti. Abbiamo raccontato la crisi industriale, drammi sociali e criminali, con l’unico obiettivo di informare correttamente». (p.me.)

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