Lo Sapevate? Su “civràxu” è legato a una curiosa leggenda: il pane che unisce storia di Sardegna e di Roma – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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Acqua, lievito e sale. Uniti, ovviamente, alla semola di grano duro. Ingrendienti semplici, sì, ma essenziali per la preparazione di uno dei simboli gastronomici immancabile nelle tavole sarde. Secondo la tradizione, su civràxu (o civràxiu) è il prodotto del duro lavoro delle panateras e il suo nome conserva una derivazione latina.

Del resto, come citato da diverse fonti storiche, anche l’autore Varrone pare conoscesse le proprietà nutritive del panem cibarium fatto in Sardegna, ai tempi dei nostri nonni unico alimento, accompagnato da un poco di formaggio o companatico, e ancora oggi sempre scelto per la sua caratteristica di mantenere la sua fragranza anche per più giorni.

Non tutti sanno, però, che dietro questo pane c’è una curiosa leggenda che lega la storia di Sardegna a quella di Roma. Sicuramente un racconto noto a tutti i sanluresi, riportato anche sui gruppi social, e in generale anche dagli abitanti di Trexenta e Marmilla. Anni fa, Liliana Silesu ha raccontato questa leggenda, riportata su “Sanluri terra ‘e lori”.

Siamo nel lontano periodo delle guerre di conquista romane, quando la repubblica, destinata a dominare il Mediterraneo, lottava contro il suo antagonista cartaginese per il dominio, tra i vari, della Sardegna. Lo stesso contesto storico in cui l’orgoglio isolano, rappresentato da Amsicora, preferiva la morte piuttosto che piegarsi all’invasore romano.

Durante uno dei numerosi scontri contro i nuragici in Sardegna, il soldato Ciro – non il Grande persiano, ma un legionario romano – rimase ferito. Il giovane venne ferito gravemente in battaglia e quindi tratto in salvo dal sardo Vargiu e dalla sua madre vedova Nuria. Grazie alle cure, Ciro tornò in poco tempo in salute e a poco a poco si innamorò dell’Isola, dove decise di restare.

Per ringraziare la famiglia dei suoi soccorritori e forse per regalare qualcosa alla Sardegna che lo aveva accolto, Ciro volle costruire un grande forno per insegnare ai sardi la preparazione di un buon pane di grano duro molto noto nell’Urbe. Il giovane romano e Vargiu, insieme alla madre Nuria e alla bella Sotgia, figlia di un pastore locale, lavorarono senza sosta e ricavarono dalla macinazione la nota semola di grano duro.

Le pagnotte furono un successo colossale e tutti in Sardegna andarono alla ricerca di questo nuovo pane. Ma era necessario dargli un nome. I due amici, Ciro e Vargiu, decisero così di unire i loro nomi, creando l’acronimo di “Civargiu”, passato in poco tempo alla forma a noi nota di “Civràxu”.

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