«L’hospice riapre: 4 medici in arrivo» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. «La graduatoria dell’Azienda ospedaliera universitaria di Sassari è stata sbloccata. A Nuoro arriveranno quattro pneumologi: due di questi andranno all’hospice». È da poco trascorso il mezzogiorno di una giornata impegnativa, caratterizzata da decine di infuocate prese di posizione contro la chiusura della struttura sanitaria diretta da Salvatore Salis, quando la commissaria straordinaria della Assl, Gesuina Cherchi, annuncia la soluzione del problema. Battaglia vinta, dopo il caso sollevato dalla Nuova Sardegna. Una soluzione che, dopo una serie di non meglio precisati “ostacoli burocratici”, passa, finalmente, per l’assunzione di quattro nuovi specialisti che per metà sono destinati al servizio di Cure palliative ospitato in un edificio dello Zonchello. La commissaria spiega, dal suo punto di vista, le controverse vicende che hanno portato alla chiusura di una struttura d’eccellenza, riferimento per i pazienti in fine vita del nuorese e dell’intero territorio regionale.

«All’atto del mio insediamento, lo scorso gennaio – sottolinea Cherchi – ho affrontato il problema della carenza di medici pneumologi e ho chiesto all’Ats otto specialisti. In quell’occasione mi è stato opposto un rifiuto perché la graduatoria ricomprendeva pochi medici e dunque sarebbero rimaste sguarnite le altre aree. Di recente, ho sollecitato l’arrivo dei medici e ho avuto il benestare per quattro. Di questi, una dottoressa già in forze all’ospedale San Francesco, assunta con un contratto a tempo determinato ed in procinto di essere stabilizzata a Carbonia, rimarrà con noi con un’assunzione definitiva».

Le manovre per avere altri pneumologi nei presidio nuoresi vanno avanti anche su altri fronti. Gesuina Cherchi, per sua stessa ammissione, sta attuando una sorta di “moral suasion” su due neo specializzati in Pneumologia originari di Nuoro. «Non è detto che accettino ma io ci provo. L’Assl di Nuoro – osserva ancora la commissaria straordinaria – ha sempre avuto a cuore la sorte del servizio e dei pazienti dell’hospice». A riprova dell’attenzione della direzione dell’area sociosanitaria, la commissaria fa sapere che ha sollecitato l’acquisto delle attrezzature destinate a rinnovare la cucina dell’edificio. L’unità operativa di Cure palliative negli ultimi anni ha operato con al massimo quattro medici. Nelle ultime settimane si è trovato in forte difficoltà quando, dei tre medici palliativisti che con nove infermieri, otto operatori socio-sanitari, un’ausiliaria e due psico-oncologhe gestivano il reparto di dieci posti letto, un’area di day-hospice e di un ambulatorio per le cure palliative, è rimasto in corsia un unico specialista. La conseguenza è stata la chiusura del reparto mentre gli altri servizi sono stati assicurati, pur tra mille difficoltà. L’equipe del dottor Salis, molto apprezzata per la professionalità e l’umanità dimostrate a favore delle persone affette da malattie incurabili e dei loro familiari, nonostante le difficoltà derivanti dal carico di lavoro ha garantito il rispetto di una legge dello Stato italiano, la 38 del 2010, che inserisce le cure palliative e la terapia del dolore tra i livelli essenziali di assistenza (Lea). Una legge che all’articolo uno «tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore». Un diritto negato per qualche settimane ma che, almeno secondo le dichiarazioni della commissaria Cherchi, verrà presto ristabilito. Assieme ad un principio di civiltà a cui nessuno vuole rinunciare.

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