Lettere anonime e accuse: a processo per stalking – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Lettere anonime, diffamatorie, alcune con minacce. Ma anche scritte sui muri per far sapere a tutto il paese di una relazione extraconiugale inesistente. Quattro anni d’inferno per una donna di Lodè, Salvatorina Scanu che si è costituita parte civile con l’avvocato Mario Silvestro Pittalis, nel processo contro Fausto Farris (difeso dall’avvocato Mario Lai), accusato di stalking.

Secondo il pubblico ministero Francesca Piccu, l’imputato per quattro anni aveva inviato dodici missive anonime alla donna, sia tramite servizio postale che imbucandole direttamente di persona all’interno della cassetta delle lettere di casa. Messaggi con i quali l’autore accusava Salvatorina Scanu di avere una relazione clandestina con un collega di lavoro.

«Rina non hai fato una buona azione a Marco ti abbiamo vista mercoledì della settimana scorsa non è ancora il momento giusto quando sarà capirai che dovevi stare al tuo posto ma sarà tropo tardi» uno dei testi, forse volutamente sgrammaticati e privi di punteggiatura, con i quali l’autore metteva in guardia la donna.

Ieri la persona offesa è stata sentita davanti al giudice Angelicchio e ha raccontato dei danni psicologici subiti a partire dal 2018, a causa di quelle continue e false accuse. E solo attraverso un paziente lavoro era riuscita a difendere la sua vita coniugale messa a rischio. Scanu aveva intuito che chi la perseguitava era una persona a lei vicina: così aveva deciso di “investigare”. Con il falso amante avevano fatto finta di ostentare che tra di loro ci fosse del feeling per portare allo scoperto chi li accusava ingiustamente.

Il piede in fallo, il presunto autore delle missive, l’aveva messo una sera, quando essendo a conoscenza del trasferimento della donna in un altro cantiere, lo aveva riportato nel messaggio che le aveva inviato. Particolare questo che poteva conoscere solo chi lavorava con lei.

Non solo, quel giorno, la lettera era stata imbucata personalmente nella cassetta della vittima e le telecamere dell’abitazione di casa Scanu, avevano ripreso il “mandante”. Nonostante la sagoma non fosse riconoscibile dal volto perché coperto, lo era però per la donna, dalla camminata. Salvatorina Scanu, dopo aver fatto vedere le immagini al marito, aveva deciso di portare i video al commissariato di polizia dove aveva presentato denuncia nei confronti di Fausto Farris.

Il processo riprenderà con l’audizione di altri testi.

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