«Le vigne contese sono di Jerzu» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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JERZU. Tra diversi capovolgimenti di fronte la controversia legale sui vigneti di Quirra è arrivata all’epilogo. La parola fine è contenuta al termine di un provvedimento di decine di pagine del Tar Sardegna: una sentenza con la quale di giudici amministrativi intimano ad Argea, che per due volte ha negato alla coop Fra lavoratori di Jerzu la legittimazione su poco meno di 100 ettari di vigne e frutteti a Quirra, di accogliere l’istanza. Alla luce di questo provvedimento di carattere prescrittivo pubblicato ieri mattina, l’agenzia dovrà dare seguito all’atto amministrativo che legittima l’occupazione delle terre. In quello stesso momento i vigneti di S’accettori, che sono stati al centro di una contesa legale tra il Comune di Arzana – che su quei terreni ha il diritto di uso civico –, la coop e in seconda battuta di Argea , torneranno nelle mani dei vignaioli jerzesi. La telenovela giudiziaria ha inizio nel 2014 quando il Comune di Arzana intenta una causa civile contro il sodalizio per rientrare in possesso dei terreni. Il tribunale di Lanusei accoglie il ricorso perché la coop non è in possesso di un titolo: il contratto d’affitto che risale al 1951 è scaduto tempo addietro e non è mai stato rinnovato. In forza di quella sentenza i 60 soci della Fra lavoratori ricorrono ad Argea per ottenere la legittimazione. Arriva un primo parere negativo ma l’avvocato della coop impugna il diniego di fronte al Tar. In questa occasione i giudici amministrativi danno ragione all’agenzia e quindi si va al Consiglio di stato che ribalta il pronunciamento del primo grado. La sentenza viene completamente riformata: il provvedimento di diniego dell’agenzia regionale viene cassato perché considerato illegittimo.

Per il Consiglio di stato sussistono tutti i tre requisiti previsti dalla legge 1776 del 1927 che ancora regola l’intricata materia degli usi civici. La storia comunque non finisce qui: Argea riapre il procedimento e per la seconda volta dà parere negativo. Il diniego, tuttavia, non prende in considerazione quanto scritto nel secondo grado di giustizia e segue un secondo ricorso al Tar, con la seconda sezione, presieduta da Francesco Scano, che mette fine alla vicenda. Se Argea non dovesse ottemperare allora arriverà un commissario “ad acta”. Eventualità questa che il fronte jerzese preferisce non mettere in conto. «Si chiude una battaglia legale lunghissima che ha dato atto di quanto accaduto a Quirra» commenta l’avvocato Gianni Carrus che ha tutelato i vignaioli in tutte le sedi. «C’è soddisfazione perché viene ripristinata le verità storica e viene riconosciuto l’immane lavoro fatto dalla cooperativa a favore della collettività jerzese». Una storia fatta di sudore e sacrifici che inizia nel 1951 quando viene stipulato un contratto d’affitto con il comune di Arzana per la coltivazione dei terreni di Quirra.

Il canone, almeno nei primi tempi viene corrisposto in natura. Nel corso degli anni gli ettari, concessi dall’allora commissario prefettizio in virtù di un decreto sulle terre incolte, si trasformano nel regno del Cannonau. Arzana vuole ricontrattare il prezzo ma l’accordo non va in porto e si arriva alle carte bollate. I colpi di scena non mancano: nel 2018 dopo essere tornata in possesso dei vigneti l’amministrazione guidata da Marco Melis pubblica un bando per l’affidamento dei terreni ai cittadini residente ad Arzana e dà lo sfratto agli jerzesi. Che non fanno una piega e si affidano alla giustizia sino alla vittoria sancita ieri dalla sentenza del Tar e accompagnata da un brindisi con il Cannonau. «Prendo atto della sentenza. L’ultima parola spetta a Argea, decideremo se far appello» è il lapidario commento dell’attuale sindaco di Arzana, Angelo Stochino.

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