L’atelier Gabba chiude travolto dal Covid – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. La pandemia di Covid-19 ripone ago e filo definitivamente nel cassetto nella centralissima via monsignor Bua: chiude dopo 18 anni di attività l’atelier sartoria di Giampaolo Gabba. Sarto fin da ancora prima di iniziare a indossare i pantaloni lunghi, l’artigiano 66enne nuorese era riuscito a superare le sette piaghe d’Egitto: varie crisi economiche e anche un incendio che nel 2017 aveva completamente distrutto il suo locale laboratorio; ma all’ottava proprio non è riuscito a reggere scegliendo così di abbassare la saracinesca di una attività già pesantemente penalizzata dall’imperante sartoria globalizzata. Giampaolo Gabba, da sempre, ha puntato sulla tradizione con una massiccia produzione legata alla sua amata isola e ai capi d’abbigliamento tipici di una moda che i giovani di oggi sembrano non apprezzare più: «La tradizione vestimentaria sarda è sempre stata al centro dei mie progetti e dei miei pensieri – spiega proprio il sarto nuorese –. Un mio desiderio realizzato e ancora a tratti da realizzare è sempre stato la ricerca del capo d’abbigliamento nostrano, da intendersi come autentico. Il tutto è sempre partito da una ricerca dei materiali: lino, lana, orbace; per poi arrivare alle derivazioni successive. Questa necessità è sempre stata una costante nell’esperienza familiare dell’attività: producevamo capi particolari esclusivi per il mercato sardo servendo tutte le parti dell’isola con capi dedicati soprattutto al sesso femminile, solo successivamente anche agli uomini. Poi è arrivata la globalizzazione che ci ha dato il colpo di grazia e già da qui meditavo di chiudere bottega». Arriva il Covid-19 e con esso la condanna definitiva: «Ho pensato di arrendermi già all’inizio della pandemia nel marzo dell’anno scorso – racconta – pensando di dedicarmi all’insegnamento nelle scuole professionali del nostro settore che comunque pratico già da due anni. Nel lavoro artigianale non troviamo più la giusta misura tra le ore impiegate per realizzare un capo e il successivo guadagno. Questo è un guaio per noi sardi che ci ritroviamo a regalare la nostra bravura. Non c’è più mercato per questo settore e la modernizzazione degli stili certamente non ci ha aiutati. Questo concetto è molto grave ma è altrettanto vero e va accettato: ciò che rappresenta la nostra etnia sarda non va più di moda». Il boia che manovra la ghigliottina è l’emergenza sanitaria: «Il Covid ha inciso quasi totalmente sulla decisione di chiudere l’attività – spiega Giampaolo Gabba –, la pandemia ha completamente chiuso questo mercato. Un anno di fame e estrema carestia ha azzerato del tutto la produzione quindi ho dovuto scegliere con attenzione dove indirizzare quei pochi risparmi che mi erano rimasti». Messa la parola fine sul futuro dell’atelier, restano ancora alcune porte aperte per il sarto: «Sicuramente – afferma l’artigiano – non lascerò mai lo studio e l’approfondimento personale così come la ricerca accurata. Del resto non posso lasciar finire così una vita dedicata a questo settore. Certamente mi metterò a disposizione dei più giovani: molta gente ama questo lavoro ma manca la praticità ed è quello che intendo offrire ed insegnare. Anche nelle scuole dove insegno ho puntato su questo aspetto che resta fondamentale. I giovani devono tornare in bottega e partire dalle cose semplici. Di una cosa resto sicuro – conclude –: questo lavoro non scomparirà mai ma va portato dove può essere meglio retribuito. Per i giovani sarti resta difficilissimo iniziare a lavorare e ad investire in un’epoca dove imparare è difficilissimo. Consiglio ai nostri ragazzi di studiare e di accumulare nozioni anche difficili se necessario, perché il mondo sartoriale di questo ha bisogno». Giampaolo Gabba rinuncia dunque all’esposizione e alla rivendita nel pieno centro cittadino, a pochi passi dalla cattedrale e dal corso Garibaldi, ma non rinuncerà facilmente all’entusiasmo e alla passione per la manualità: «chi nasce sarto – ha detto – difficilmente può esprimere diversamente la sua fantasia».

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