L’associazione incontra Temussi: «Non privatizzate la Sanità» [Guarda le Offerte della Pescheria]

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NUORO. «La nostra lotta per la vita deve essere riconosciuta. Dovete darci delle soluzioni. Non è possibile che ci siano malati di serie A e di serie B. Non tutti possono permettersi di fare i viaggi della speranza. Non tutti hanno le possibilità economiche per affrontare spostamenti. Vogliamo sapere perché avete smantellato l’Oncologia e successivamente la Chirurgia e altri reparti ancora». Marilena Pintore, portavoce dell’associazione di malati “Vivere a colori”, è un fiume in piena durante il faccia a faccia con il commissario straordinario dell’Ares, Massimo Temussi, ieri reduce dall’incontro con i sindaci del territorio. L’associazione che in questi giorni sta portando avanti la battaglia per il diritto alla salute è riuscita a raccogliere in brevissimo tempo 5mila firme. Una petizione che continua, in vista dell’appuntamento in Regione e con il ministro della Salute. «Lo spostamento del nostro reparto, seppur in parte, ha creato non pochi disagi ai malati e agli stessi medici che ci seguono. Occorre attraversare l’ospedale per sottoporci alle visite e alle terapie. E questo – dice Pintore – in nome di 15 posti letto di terapia intensiva che, per fortuna, non sempre sono stati occupati. Ma il Covid ha portato a galla criticità che esistevano da prima al San Francesco. E ora si sta tentando di privatizzare la sanità. Perché noi dobbiamo andare a Milano o al Mater Olbia se prima potevamo curarci nella nostra città? Qui c’è una paziente che dal 2019 ha un espansore e una valvola che ancora non ha potuto sostituire. La notte si sveglia con crampi. Altre malate – aggiunge Marilena Pintore – avrebbero voluto portare la loro testimonianza, ma vista la lunga attesa per incontrarla, hanno dovuto rinunciare. La verità è che si muore più di cancro che di Covid, ma sembra che nessuno se ne accorga».

Il commissario parte dai dati, senza i quali non è possibile ragionare. «Raccontare di Sanità non è semplice – dice Temussi – . Ci sono cause che a volte subiamo anche noi. Qualsiasi settore sanitario in tutto il mondo nell’ultimo anno è stato violentato. Occorre studiare per risolvere i problemi. Il Covid ci ha portato ad aprire 650 posti letto rispetto a un anno fa. Regioni intere hanno chiuso interventi di ogni tipo, e bloccato reparti per 8 e 10 mesi. Ora dobbiamo pensare a ricostruire perché stiamo tornando alla normalità. Certo – aggiunge il commissario di Ares – non è corretto che i malati debbano andare altrove per curarsi, ma nel vostro caso, è anche vero che nel reparto di Oncologia non ci sono stati né tagli né dimezzamento delle terapie. Quei 15 posti in terapia intensiva sono serviti a salvare altre vite umane e lì c’erano le postazioni. Spero solo di poterlo chiudere presto». (k.s.)

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