«L’arte del legno è la mia vita» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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MAMOIADA. L’arte non ha confini geografici. Per una conferma il mix dei tagliacarte in legno, la maschera del mamuthone, i mobili shabby-chic di Sandro Cadinu, a Mamoiada. Cinquantasette anni, moglie e due figli, Cadinu è un ex ragazzo con la passione per il disegno, che a un certo punto della vita ha deciso di lasciare l’occupazione nell’edilizia e fare l’artigiano artistico. La sua comunità, con la tradizione della maschera nera, gli ha fornito il primo spunto: «Preparai degli oggetti – racconta – con disegni a mano su vetro e li esposi a carnevale. Li acquistarono in diversi». Il tempo è quello dell’ultimo scorcio degli anni ’90. Per chi vuole fare impresa c’è l’aiuto de minimis della Regione.

Sandro Cadinu lo spende per la levigatrice, la fresa, il computer, prima di chiudere le compere con un vecchio furgone. Alla pittura su vetro con l’immagine dei mamuthones vi aggiunge la lavorazione di mobili, decorati con motivi floreali, prodotti con legno toulipier. Si presenta anche alle aziende del territorio per la fornitura di gadget, quelli che fanno la gioia dei clienti. Li marchia con l’acronimo “Satodà”, che ricomprende il proprio nome, quello del primo figlio Thomas, e di Daniela, la moglie. «Le idee non mi mancavano – prosegue a rammentare – e sono state fondamentali in quel periodo iniziale. Mentre le possibilità economiche erano poche, tant’è che adattai a laboratorio una delle stanze dell’abitazione, nel rione di Sa ’e Matzozo». Creare però non lo spaventava, anzi era un impulso insopprimibile nella sua quotidianità. Sin dalla giovanissima età. Cadinu racconta dello stupore del maestro delle elementari quando gli mostra un disegno a matita, che riproduceva una donna, senza veli, sulla battigia, disegnata dal padre: «Credo alla presenza di una certa familiarità – sottolinea – nell’inclinazione alla creazione. Mio bisnonno, Antoneddu Cadinu, era un falegname, il fratello di mio padre, Bonario Cadinu, costruiva i carri a buoi». Il marchio “Satodà” è una garanzia nei tagliacarte di legno, a forma di coltello sardo, sa lesorja. Li realizza in olivastro, acacia, ginepro, persino in corbezzolo, sa mela lidrone, nell’idioma barbaricino. In mezzo il collarino in ottone o argento. Ne ha prodotto una serie con il cofanetto rossoblu del Cagliari calcio: «Me li hanno richiesti i dirigenti del club – spiega l’artigiano di Mamoiada – e li ho esposti nello show-room dello stadio». La vendita è nei canali e-commerce, sui social, così come nei negozi dell’artigianato artistico. Il Cadinu che ha poi diversificato è oggi l’artigiano dei comodini sospesi, da fissare sopra il battiscopa, con risparmio di spazio e maneggevolezza. Ma anche dei portapenne in compensato, con cassetto per le gomme e tempera lapis. La sua voglia di sperimentare l’ha indirizzato poi nella vecchia Inghilterra, quella delle ville in campagna, grandi e lussuose. «Vi ho copiato la tecnica dello shabby-chic – spiega l’artigiano – con una passata di colore bianco sul legno, da scrostare poi in alcune parti. Si ottengono dei manufatti che sembrano vecchi». La sintesi è un’arte diventata un mestiere: «Mi gratifica perché riesco a vendere il frutto del lavoro delle mie mani e vedo tanti clienti soddisfatti».

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