L’abbraccio in lacrime tra Vialli e Mancini: sicuri che il calcio sia “solo uno sport”? – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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Quando qualcuno dice che il calcio (o il tennis, il basket e qualsiasi altra disciplina) è “solo uno sport”, bisognerebbe mostrargli questa foto.

Ci sono due amici. Uno ha 56 anni, l’altro ne ha appena compiuti 57. Sono dello stesso anno e sono cresciuti insieme, dentro e fuori dal campo. Uno ha i capelli lunghetti e ben portati, elegante e raffinato, l’altro è calvo con la barbetta, un uomo di mezza età decisamente alla moda.

Dietro di loro, nello spazio, ci sono un rettangolo verde di gioco, il lungo tappeto rosso della storia sportiva che si srotola per far passare gli Azzurri, la delusione di un intero Paese che ospitava una finale, uno stadio bellissimo, storico e avveniristico e un intero popolo lontano che festeggia dopo 15 anni di astinenza una grande vittoria sportiva.

Dietro di loro, nel tempo, ci sono una finale persa in quello stesso stadio con una maglietta blucerchiata appiccicata sulla pelle, mille avventure, altri trofei, una vita splendente e gloriosa, ma anche durissime battaglie, dentro e soprattutto fuori dal campo.

Soprattutto quello con meno capelli, Gianluca, ne sa qualcosa perché quando l’arbitro fischia l’inizio di una partita e lui alza il cielo e sorride con gli occhi umidi di gratitudine, non c’è niente di più importante che esserci. Anche Roberto sa cosa significa lottare. Lottare per imporre le proprie idee, per trasmetterle agli altri, affrontare le delusioni, i trofei che avrebbe meritato e non sono arrivati, le critiche e le frecciatine.

Ma quando le loro quattro braccia si stringono tra loro, le loro mani si appoggiano forti sulle spalle dell’altro e le lacrime iniziano a sgorgare sulle loro guance, il tempo e lo spazio non contano più nulla. Non conta tutto quello che c’è intorno: la gloria eterna, il successo, la vittoria sportiva, la rivalsa sono dei piccoli particolari di un tutto più grande. Perché in quell’abbraccio, tra amici veri, c’è tutto quello che serve per essere felici. Le coppe da alzare al cielo sono solo un saporitissimo condimento. E l’Italia e il mondo non possono far altro che stare fermi a guardare, applaudire e commuoversi con Gianluca e Roberto.

 

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