La toponomastica in città si dimentica delle donne [Guarda le Offerte della Pescheria]

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NUORO. Per vedersi intitolare una piazza, una donna deve essere stata come minimo Madonna o regnante. Accade a Nuoro con le piazze santa Maria della Neve e Adelasia di Torres, ma funziona così in tutta Italia, con poche eccezioni. Vanno bene anche le sante, ma solo per i nomi delle vie, benché in città siano appena tre: santa Barbara, sant’Orsola e madre Teresa di Calcutta. Le strade intitolate ai santi di sesso maschile sono almeno il triplo, e non necessariamente per meriti miracolistici. Riflettono probabilmente il sostanziale maschilismo della toponomastica, termine che di femminile ha solo il genere, che in Italia vede il pressoché totale appannaggio degli uomini. Su 435 tra vie e piazze a Nuoro, 227 sono intitolate ai maschi, appena 28 alle donne. Primeggiano, si diceva, le figure religiose, con ben quattro madonne: oltre la già citata santa Maria della neve, quelle delle Grazie, di Valverde e del Monte Nero, alla quale è stato intitolato il parco del monte Ortobene nel 2015.

Slarghi e rotonde. Nella stessa occasione la giunta comunale rese merito anche a Pierina Falchi, prima donna in Italia a diventare assessora regionale, e consigliera per cinque legislature a partire dal 1949, dando il suo nome alla «piazza retrostante la chiesa della Solitudine», come si legge nella delibera del 15 aprile: in realtà uno slargo piuttosto trascurato. Nella stessa data venne istituito anche Largo Maria Carta, in omaggio alla cantante di Siligo, che detto più banalmente è la rotonda di viale Sardegna. Generalmente per attribuire una via devono passare 10 anni dalla morte, ma in alcuni casi sono ammesse eccezioni.

L’osservatorio. Queste e altre notizie sono tratte dal sito web dell’associazione Toponomastica femminile, nata sui social nel 2012 e diventata in breve tempo un osservatorio composto da volontarie radicato nel territorio nazionale, con rappresentanti in ogni regione. Promuove incontri, agisce da stimolo sulle amministrazioni per un riequilibrio di genere sulla toponomastica urbana e ha censito tutto la nazione, comune per comune. Nella pagina dedicata a Nuoro, curata da Teresa Spano, apprendiamo così delle vie e delle piazze intitolate in città a donne che hanno avuto vite o meriti particolari: oltre le già citate figure religiose, spicca ovviamente il premio Nobel Grazia Deledda (a parte la via dove sorge la casa natale, nessuna piazza le è mai stata intitolata, anche se c’è la proposta di dedicarle l’attuale corso Garibaldi); ancora, la maestra antifascista Mariangela Maccioni, l’agente di polizia Emanuela Loi (morta di mafia nel 1992), la farmacista Gina Manconi (sequestrata e uccisa) e Adelasia Cocco, primo medico condotto donna in Italia. A proposito di quest’ultima, c’è un piccolo giallo: non solo la via non compare negli stradari comunali, spesso obsoleti, e neppure nelle mappe online più aggiornate, ma come rivela Agnese Onnis, referente di Toponomastica femminile per la Sardegna, la sua ricerca sul campo è stata difficile, e una volta individuata la strada si è scoperto che la targa era stata asportata o mai affissa.

Esterofilia. «La situazione nuorese comunque è in linea con le statistiche nazionali – dice Onnis –, dove generalmente si ha un rapporto di sette vie o piazze intitolate a donne ogni cento a uomini. C’è molto da fare per un riequilibrio di genere, da qualche anno la situazione è lievemente cambiata, benché anche nella toponomastica le donne siano lasciate ai margini, in vie spesso minuscole e introvabili. È un peccato perché le targhe non hanno solo un valore simbolico, ma invitano a documentarsi su persone e fatti storici. A Nuoro poi noto una certa esterofilia, mentre gli esempi di donne vicine al nostro vissuto alle quali intitolare una via certo non mancano». Qualche esempio: in città abbiamo vie intitolate alle scrittrici francesi Marguerite Yourcenair, Simone de Beauvoir e Simone Weil, o alla cantante Edith Piaf, ma non c’è una strada intitolata all’artista Maria Lai, come accade in mezza Sardegna. Si potrebbe cominciare da lei, e magari continuare con la cantante lirica Antonietta Chironi, fondatrice dell’Ente musicale, e la gallerista Sandrina Piras Sanna della Chironi 88 solo per citare alcune donne alle quali la città dovrebbe rendere merito.

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