La telemedicina corre in aiuto delle Usca

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NUORO. In principio, i dispositivi ultratecnologici della start up BpcoMedia servivano ad una sperimentazione rivolta ai pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva. Il progetto, inserito in un protocollo sperimentale frutto della collaborazione tra l’Ats e le Assl di Nuoro, Lanusei e Cagliari, è stato bloccato dall’inatteso arrivo della pandemia ma non è rimasto lettera morta. Anzi, grazie ad una sua rimodulazione servirà ad assistere più efficacemente i pazienti Covid 19. La strumentazione di tele monitoraggio, già testata con successo in Ogliastra, verrà utilizzata per evitare le complicazioni polmonari anche tra le persone che hanno contratto il virus e che vengono seguiti a casa dai medici delle tre Usca del Nuorese coordinate da Gesuina Cherchi.

«Abbiamo deciso di adeguare il progetto, che inizialmente prevedeva esclusivamente il tele monitoraggio ai malati di Bpco, e di estenderlo ai pazienti Covid. Con l’arrivo del virus, l’Assl ha dovuto rivedere i suoi piani ma crediamo che questo cambio di programma possa rivelarsi nell’emergenza sanitaria» sottolinea Cherchi, da poche settimane a capo delle Usca del Nuorese. E saranno proprio le equipe di continuità assistenziale ad avere in dotazione i dispositivi tecnologicamente all’avanguardia che saranno disponibili a stretto giro di posta.

Lunedì, i vertici dell’area sociosanitaria di Nuoro, con una determina pubblicata sul sito internet istituzionale, hanno disposto l’acquisto di cinquanta, rivoluzionari dispositivi che consentono di tenere sotto controllo l’insidiosa patologia progressiva, classificata l’Organizzazione mondiale della sanità come terza causa di morte al mondo, ma non solo. Grazie ad un kit basato sull’uso combinato di un comunissimo smartphone e di un pulsossimetro, si potranno tenere sotto controllo anche le condizioni di salute dei pazienti Covid e disporne l’immediato ricovero qualora venisse rilevato un loro peggioramento. Il sistema è stato brevettato dalla start up BpcoMedia, spin off dell’Università Campus Biomedico di Roma guidata da Giuseppe Capasso e testato su 38 pazienti ogliastrini (10 donne e 28 uomini). Ben nove pazienti hanno evitato un peggioramento del proprio stato di salute e si spera di replicare con i pazienti Covid. «Questo sistema – sottolinea ancora la coordinatrice unica – verrà utilizzato per potenziare l’azione messa in campo dalle unità speciali attivate nell’intero territorio nuorese».

Le modalità di assegnazione dei dispositivi presto passeranno al vaglio dei referenti medici delle Usca, alle prese con il compito di contrastare il diffondersi dei contagi. Un compito impegnativo che, oltre all’assistenza e al monitoraggio dei positivi a domicilio, prevede l’intervento nelle strutture socio-sanitarie e la partecipazione agli screening sulla popolazione. Sono 26 i medici dislocati in tre postazioni del territorio che fanno riferimento alla Assl nuorese, attive tutti i giorni per dodici ore (dalle 8 alle 20). In dettaglio si contano 16 medici all’Usca del capoluogo barbaricino (competenza anche per il distretto socio-sanitario di Siniscola), sei a Macomer e quattro a Sorgono. La dislocazione delle unità ha causato più di una polemica: proprio la mancata istituzione dell’unita speciale a Siniscola, secondo centro più popoloso della provincia, è stata stigmatizzata con forza dalla deputata Mara Lapia. Il fatto, a suo giudizio molto grave, è che i 16 medici in forza a Nuoro dovranno occuparsi di un territorio che risulta ben più grande, sia geograficamente sia in termini di popolazione, di quello di Macomer nel quale, invece, operano sei medici.

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