La rinascita “identitaria” del vino Mandrolisai doc – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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INVIATA A SORGONO. Alla fine dello scorso anno, in piena pandemia, una pedana con 1000 bottiglie di Mandrolisai doc Gold, annata 2013, è arrivata a Hong Kong. Fosse un’auto, sarebbe il top di gamma: alla Cantina del Mandrolisai preferiscono indicare il Gold come il prodotto di punta di una linea di sei etichette che sotto la denominazione “Kent’Annos” sta affermandosi anche all’estero nei mercati dell’Horeca, acronimo che sta per “Hotellerie, restaurant e catering” di livello. Niente male per una cantina, quella del Mandrolisai appunto, che nel 2015 si è trovata a un bivio: portare i libri contabili in tribunale o ripensare, facendone il punto di partenza, la sua lunga e onorata storia, imprimendole un cambio di marcia. A giudicare dai risultati, la scelta di andare avanti si è dimostrata pagante. Oggi la cantina, 52 soci gran parte dei quali di Atzara, sei dipendenti, circa 150mila bottiglie l’anno prodotte, esporta in tutta Europa e nel Regno Unito, arriva negli Stati Uniti, si affaccia nei mercati orientali, e vanta l’unico Doc della Sardegna che porta il nome del territorio di provenienza, Mandrolisai. Più identitari di così.

Settant’anni di storia. «Quando è nata la cantina, nel 1950, l’uva veniva portata con i carri a buoi. Se ne lavorano, allora, fino a 65mila quintali l’anno. C’era una fila che arrivava fin giù, alla fontana all’ingresso del paese», racconta Gianni Dessì, presidente della Cantina dal giugno dello scorso anno ma nel Cda dal 2015. Magistrato in pensione, origini sorgonesi, ha mantenuto solide radici nel paese dove la famiglia ha una vigna, a Serra Ingias. Con lui, nella sede di via IV novembre al cui esterno fanno bella mostra ancora due antichi torchi, c’è il direttore commerciale, Massimo Sanna, che riveste anche il ruolo di direttore della cantina. Dal 2017, anno di arrivo di Sanna, in un anno e mezzo, il fatturato della Cantina è raddoppiato. E poi è arrivato il Covid.

Parola d’ordine: riorganizzare. Due eventi: un ricambio al vertice – con le dimissioni di presidente e vice cui è seguita l’elezione di Dessì – e la pandemia. Tutto chiuso. Export bloccato. «Per forza: lo stop imposto dal Covid al circuito dell’accoglienza ha provocato lo stallo dei nostri prodotti più pregiati, destinati agli alberghi, ristorazione, e catering», spiega Sanna. «Ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo avuto accesso a provvidenze a fondo perduto. Diciamo che il lavoro fatto nei due anni precedenti ci ha consentito di parare il colpo», ribadisce Dessì.

La produzione e le etichette. Se le materie prime c’erano tutte, e il Mandrolisai con il suo territorio e le sue colline, l’aria, l’acqua parte certamente da una base privilegiata per fare il vino, la questione era un’altra. Stare sul mercato significava rivedere la produzione e il marketing. La svolta inizia nel 2017. «Abbiamo differenziato la produzione. Due linee: una per la grande distribuzione e una per il mercato più esigente, l’Horeca appunto», spiega Sanna. E così nascono i sei vini della linea “Kent’Annos”. Rivoluzione anche grafica, nell’etichetta delle bottiglie che richiama i visi dei centenari isolani. Della linea “Kent’annoa”, il re indiscusso è il Gold, un rosso prodotto da tre uvaggi, Muristeddu, ossia il Bovale sardo, Cannonau e Monica, provenienti dalle vigne più vecchie (50-60 anni) e più in alto, invecchiato nelle barrique di rovere; Il Doc Mandrolisai rosso, niente barrique, niente botti, prodotto easy; il Doc superiore, due anni nelle botti grandi di castagno. Ancora, il rosato, il vermentino e il passito.

Il futuro. Sono un migliaio i quintali di uve lavorate che concorrono alla creazione dei prodotti di punta. «Naturalmente stiamo lavorando a nuove tipologie », dice Sanna, ed è inutile chiedere quali siano. Si guarda alla fine del momento buio della pandemia. «Speriamo passi al più presto, l’export per noi è fondamentale perché è da quel mercato che arriva il valore aggiunto», è l’auspicio di Sanna. Questa cantina, con i piedi così ben piantati nel suo splendido territorio, ha superato i momenti difficili e ha chiare prospettive per guardare al futuro. Brindando, con il suo Gold Kent’Annos.

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