La rinascita di Orgosolo comincia con “La legge” – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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ORGOSOLO. Il sindaco Pasquale Mereu lo ha definito «un bel battesimo». E ha colto nel segno vedendo, nell’auditorium comunale, tutti i posti occupati e trenta persone in piedi, con green pass e mascherina. La prima nazionale del libro postumo del drammaturgo nuorese Romano Ruju (1935-1974) è stato un vero successo. «Perché – ha detto Mereu – il paese si riappropria dei temi della cultura. Spero che ci siano altre iniziative, le occasioni di incontro collettivo animano le comunità. Di dialogo abbiamo tanto bisogno». È successo qualche giorno fa per la presentazione del romanzo “La legge. L’Uomo di Orgosolo” dedicato alla vicenda dell’ergastolano Antioco Satgia accusato di un assassinio del quale si è sempre proclamato innocente e che era tornato sotto il Supramonte “graziato” anche per l’intervento del vescovo di Nuoro monsignor Giuseppe Melas. Pagine d’artista, di scrittura intensa con autentiche storie di vita barbaricina, certo tormentate e patite. Lo stile di Ruju è tanto asciutto quanto efficace. Premio Deledda nel 1968 per “Il salto nel fosso”, autore di “Quel giorno a Buggerru” (tre minatori fucilati dalle forze dell’ordine, fatto che scatenò il primo sciopero nazionale in Italia) e di “Su Connottu” (i moti popolari di fine Ottocento per l’occupazione della terre), Ruju aveva scritto – d’accordo con Satgia – la storia giudiziaria e umana ma il testo era rimasto in una cassapanca. Ritrovato dal figlio Massimiliano, è stato stampato su ammirevole iniziativa dell’ex sindaco Dionigi Deledda presente all’evento. Un incontro di popolo, come usava molti anni addietro, quando Orgosolo era il crocevia di registi, fotografi, intellettuali, teatranti, sociologi. Nel pubblico, «commosso ma felice», il figlio di Satgia. Antonio. A parlare del libro (moderatrice Mariantonietta Piga) lo scrittore Giacomo Mameli. Ha rievocato la vita di Satgia evaso da Volterra durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Il suo girovagare con altri detenuti per le campagne toscane avviene nella zona delle colline metallifere dove erano stati fucilati dai tedeschi 77 minatori (strage della Niccioleta) e dove erano morti tre partigiani sardi, Vittorio Vargiu di Ulassai, Francesco Piredda di Nuoro e Alfredo Gallistru di Ruinas, raccontati nel libro “La chiave dello zucchero”. L’evasione è stata paragonata a “La fuga da Alcatraz” del 1979, interpretato da Clint Eastwood, e a “Papillon” con Charlie Hunnam e Rami Malek. «Ruju – ha detto Mameli – è uno scrittore da riscoprire, è uno dei grandi della grande Nuoro, ci mostra Satgia operaio nei poderi di chi, temendo la furia di nazisti e fascisti, accoglie i disperati in cerca di casa». La regia meticolosa di Valeria Polimene ha fatto intrecciare i ricordi del nipote di Ruju, Cristian, col saluto del vicesindaco di Nuoro Fabrizio Beccu, dell’assessore orgolese Giuseppe Rubanu, le voci magistrali del Coro di Nuoro (direttore Francesco Mele), del tenore Murales di Orgosolo (Franco Corrias, Maurizio Bassu, Antonio Musina, Salvatore Musina), degli attori Giuseppe Garippa e Stefano Manai applauditi con Vittoria Marras e Caterina Soro. Sì, «un bel battesimo» in un rinascimento culturale da tutti atteso. (l.s.)

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