La regola degli amici negli appalti – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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ORISTANO. Le intercettazioni raccontano il sistema della “Squadra” che si sarebbe spartita per anni appalti e incarichi di progettazione delle opere pubbliche in mezza Sardegna. Il filone oristanese del processo Sindacopoli segna un’altra tappa importante, dopo che è stata smistato su tutti i tribunali dell’isola. La zona del Nuorese che fa capo alla procura di Oristano resta però il fulcro, perché è da qui che tutto è partito e da dove poi si sono estesi i rami dell’indagine che hanno portato a smascherare il presunto malaffare e la presunta corruzione che si sarebbe annidata nei collegamenti tra la politica e gli incarichi professionali.

Sono quindici gli imputati del filone oristanese, dove spicca il desulese Pietro Paolo Pinna, difeso dall’avvocatessa Daniela Russo. Dalle intercettazioni e dai documenti, secondo la ricostruzione del pubblico ministero Armando Mammone che si è avvalso della testimonianza del tenente dei carabinieri Giovanni Maria Seu che guidava la compagnia di Tonara, emerge però non solo la figura dell’ingegnere a capo della società Essepi Engeneering. Di esempi concreti durante l’udienza ne saltano fuori parecchi. Il caso dell’appalto per i lavori agli impianti sportivi di Belvì è uno di quelli. Come ha riferito il testimone, l’affidamento della progettazione avviene tramite procedura negoziata perché si è sotto la soglia dei 40mila euro e quindi si può andare con l’affidamento diretto. Partecipano cinque professionisti e sono tutti collaboratori o dipendenti dello studio di Salvatore Paolo Pinna. Nei suoi computer, a indagine già avanzata, verranno ritrovati dei file che contengono tutte le offerte presentate dai vari concorrenti. Come dire che tutto doveva passare sotto il suo controllo e infatti rifacendosi alle intercettazioni, il tenente ha spiegato come assieme a Rinaldo Arangino, ex sindaco di Belvì difeso dall’avvocato Massimiliano Ravenna, che svolgeva a sua volta lavoro da libero professionista, «si proponevano alle amministrazioni i progetti affinché queste chiedessero i finanziamenti per i quali poi pretendevano gli incarichi». Tutto è documentato da riunioni nei vari studi professionali intercettate dagli inquirenti. Intanto i soldi pubblici scorrono come i 90mila euro per la promozione delle piccole e medie imprese nell’ambito della Comunità montana Barbagia-Mandrolisai-Supramonte – è uno degli esempi fatti –. Vince la società del commercialista (non imputato) di Salvatore Pinna. Questi poi si accaparra la stesura dei progetti preliminari, mentre 20mila euro di parcella finiscono proprio nei conti di Rinaldo Arangino. Il metodo si ripete.

A Gadoni, per i lavori del parco urbano e degli impianti sportivi – 77mila euro totali – a partecipare sono nuovamente solo soci o collaboratori di Pinna. Tanto che poi intercettato dice: «Ho già parlato io con Simona Vacca (professionista e responsabile dell’Ufficio tecnico in quel Comune, ha già patteggiato, ndr). Te lo do io l’incarico». Poi quando qualcosa va male, perché un funzionario in Regione non ha seguito la strada che il gruppo auspicava, il tono si fa diverso: «Perché vi siete fidati di quest’uomo? Utilizziamo amici nostri che abbiamo in zona». E succede che Simona Vacca e Paolo Vacca, 52enne di Belvì anch’egli imputato, si lamentino dei troppi incarichi che finiscono a Gian Paolo Porcu, 53enne di Belvì, imputato difeso dall’avvocato Marcello Sequi. Nell’intercettazione si sente: «Hai ragione, ne dovrò parlare con Rinaldo (Arangino)», e ancora: «Bisogna che la chiarisca con Rinaldo perché è diventato quattro su quattro a Gian Paolo». Le sorelle Vacca – anche Sabrina aveva patteggiato –, sempre stando alla ricostruzione dell’accusa, intanto ricevevano appalti in cambio di quelli che loro hanno dispensato nelle amministrazioni di cui guidano gli uffici tecnici. Non basta a Simona Vacca che è contrariata: «Mi hanno riconosciuto incarichi, ma sono spiccioli. Non voglio fare quella che si lamenta… ». Però…

Si torna in aula l’11 maggio.

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