«La Regione finanzi l’Einstein telescope col Recovery fund» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. La quota del Recovery fund destinata alla Sardegna deve finanziare anche l’Einstein telescope, che potrebbe nascere nelle miniere di “Sos enattos”, a Lula. A perorarne la causa per l’impianto dell’Unione europea per la misurazione delle onde gravitazionali è il consigliere regionale del Pd Roberto Deriu. La richiesta è contenuta in una mozione indirizzata al governatore Christian Solinas e alla sua giunta. A firmarla, oltre all’esponente politico di Nuoro, i colleghi di partito, Salvatore Corrias e Giuseppe Meloni, insieme al consigliere di LeU, Daniele Cocco. «Il Recovery fund rappresenta un’opportunità irrinunciabile – afferma Deriu – per individuare progetti da concretizzare con i soldi dell’Unione Europea. Ecco perché l’Einstein telescope deve essere una priorità per la Regione, una grandissima occasione che la Sardegna non deve lasciarsi scappare».

Il progetto del polo scientifico è oggi in fase di studio da parte di vari enti del settore, in seno all’Unione europea. Le vecchie miniere del Nuorese e un’area ai confini tra i Paesi Bassi e la Germania sono le due candidate a ospitare la struttura scientifica. Due luoghi che per la conformazione geologica e geografica si prestano all’attività legata appunto alla misurazione delle onde gravitazionali, in capo all’Einstein telescope. «Oltre il grande valore culturale, l’impianto avrebbe in Sardegna – spiega ancora Deriu – un importante impatto socio-economico, in virtù dell’investimento infrastrutturale previsto. Ma non solo: in fase di costruzione porterà lavoro a tante persone, in un territorio poco popolato. Mentre, sul lungo periodo, sarà un grande polo scientifico di valore internazionale, destinato ad attrarre nuove risorse, da investire alla frontiera della scienza e della tecnologia».

La mozione di Deriu, Corrias, Meloni e Cocco poggia le sue valutazioni economiche e sociali, sullo studio riguardo all’Einstein telescope, realizzato dall’équipe tecnica composta da Gianfranco Atzeni, Bianca Biagi, Luca Deidda e Leonardo Vargiu. I quattro professionisti prendono in considerazione il tempo di 9 anni per la realizzazione dell’impianto e 30 di attività. A fronte di un costo di costruzione di circa un miliardo e 700 milioni, se ne prevedono oltre 6 miliardi come volume di affari. Di questi benefici, oltre la metà sarebbero a vantaggio di imprese sarde. Questo già nel primo decennio, anche per via di circa 36mila posti di lavoro, che l’attività dovrebbe garantire. Nel tempo successivo, fatturati stimati intorno ai 70 milioni annui. L’altra novità positiva prevista, per la regione e il territorio, è quella di natura scientifica e formativa. Se il progetto dovesse trovare casa nelle vecchie miniere del Nuorese, a Lula già da ora è prevedibile un flusso continuo di operatori legati alla ricerca scientifica. Tra loro anche giovani impegnati in attività di alta formazione. Circostanza che porta Deriu a considerare che «in questo modo si rilancia il tessuto imprenditoriale e si dà lustro anche alle università di Sassari e Cagliari, entrambe in prima linea per la realizzazione del progetto. Una vera e propria opera di dimensione globale e rilevanza strategica per l’isola».

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