La protesta dei dializzati: nove mesi senza rimborsi – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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BOLOTANA . Per continuare a vivere devono recarsi a fare la dialisi tre volte alla settimana. Sperando nel trapianto che lascia loro la voglia di sorridere ancora. E di amare la vita, nonostante le sofferenze. Eppure, quel sorriso, spesso si spegne nell’indifferenza che calpesta i diritti. Anche quelli riconosciuti per legge. Come il diritto al rimborso delle spese sostenute per salvarsi la vita, per esempio.

Accade, però, che la burocrazia o forse l’insensibilità di chi dovrebbe venire incontro a chi soffre dimentichi anche gli atti dovuti.

È il caso dei dializzati di Bolotana che da nove mesi, esattamente da giugno del 2020, non ricevono dal Comune il rimborso delle spese sostenute per recarsi all’ospedale per fare la dialisi o per sottoporsi alle terapie. «Le nostre proteste – dicono – finora non sono servite a nulla. Ci sentiamo sempre più soli e abbandonati».

Così hanno deciso di rendere pubbliche le loro lamentele. «Con la speranza – spiegano in coro – che qualcuno finalmente ci ascolti».

Il 12 ottobre del 2020, con una lettera alla sindaca Annalisa Motzo e ai Servizi sociali del Comune, hanno messo le loro proteste nero su bianco. «Nessuno, però – fanno sapere – ci ha degnato di una risposta».

Eccolo il contenuto della lettera: «Con la presente rivolgiamo istanza affinché vengano adottate tutte le soluzioni richieste dal caso per fare in modo che vengano effettuati i rimborsi che ci spettano in relazione alla patologia dalla quale siamo affetti con scadenza mensile e non con le scadenze altalenanti che hanno caratterizzato i rimborsi fino a oggi effettuati che talvolta hanno raggiunto scadenze semestrali. Nella fattispecie ci riferiamo ai rimborsi sotto forma di assegno mensile e di quelli a titolo di rimborso chilometrico o di viaggio spettanti ai pazienti nefropatici e sottoposti a trattamento dialitico».

«Tale richiesta – prosegue ancor a la lettera sottoscrita dai dializzati di Bolotana – oltre a trovare conforto nell’articolo 1 della legge regionale n. 11 dell’8 maggio 1985, assume carattere di urgenza in quanto gli scriventi percepiscono, quale unica fonte di reddito, una pensione di invalidità pari a 286mila euro mensili».

«Una liquidazione puntuale dei rimborsi – conclude la lettera dei nefropatici inviata alla sindaca del paese e ai Servizio sociali del Comune – trova motivo di essere tenuta nella dovuta considerazione in quanto ci permette di attenerci con puntualità al protocollo previsto dalla Assl». Cioè di sottoporsi alla dialisi tre volte alla settimana per salvarsi la vita.

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