La lente sull’uomo Dante attraverso uno spettacolo – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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LANUSEI. Che siano “fatti per seguir virtute e canoscenza” i ragazzi della IV Liceo classico di Lanusei l’hanno certamente imparato in tutti questi anni, ma nella attuale situazione, il viaggio – sia pur non ultraterreno – a ritroso nel tempo fra Firenze, Bologna, Verona, Ravenna, in un’Italia medioevale che pullulava di diversità di ogni genere, di corruzione e lotte di potere, ma anche di straordinari esempi di impegno politico, culturale e “cortese”, ha indubbiamente lasciato in loro un segno profondo. Un “ricordare Dante” un po’ insolito, infatti, quello che Nicolò Agus, Gaia Boi, Serena Rosa Cabras, Asia Cacciatori, Anna Cardia, Michele Deiana, Valeria Depau, Sofia Deplano, Francesca Fanni, Erika Ligas, Simone Murgioni, Daniela Serrau e Ludovica Stocchino hanno portato in scena nelle scorse settimane, celebrando il loro personalissimo “Dantedì”, in occasione dei 700 anni dalla morte del Sommo Vate. Non tanto e non solo a partire dai suoi capolavori letterari, quanto dalla sua personale esperienza di vita, dal clima politico e sociale nel quale era immerso, dai legami e dalle relazioni, quelle amorose come quelle artistiche, fino all’esilio. Letteratura e ideologia dantesche rivisitate in un mix di racconti, musica e arte, mirabilmente eseguito dagli studenti ogliastrini che, grazie alla collaborazione con il docente di Storia dell’arte, Sergio Flore, hanno realizzato anche alcuni “quadri” con la tecnica della linoleografia. Esito che avrebbe meritato ben altro pubblico, ma che le rigide disposizioni anti Covid non hanno permesso. E, se è vero che “lo viso mostra lo color del core”, l’emozione è stata intensa: «Abbiamo esplorato la vita di Dante e scoperto che dietro ogni opera c’è una persona – ha commentato Simone Murgioni – con una storia che potrebbe essere in qualche modo simile alla nostra. Ecco perché studiando la letteratura ci si arricchisce degli sbagli, dei successi, delle speranze e della vita stessa di chi è vissuto prima di noi». Messaggio sempre attuale, anche dopo settecento lunghi anni: «Spesso si tende a sottovalutare le vicende di personaggi del passato – ha aggiunto Daniela Serrau – semplicemente perché pensiamo siano incomparabili al nostro modo di vivere. Dante è l’esempio del fatto che alcuni valori prescindono da ogni tempo e luogo, perché tale è la loro grandezza. E sta a noi farne tesoro». Conoscere per vivere, in definitiva, così da stare “come torre ferma, che non crolla già mai la cima per soffiar di venti”. Ne è convinta Ludovica Stocchino: «Studiare e approfondire Dante aiuta a conoscere noi stessi. Dobbiamo osare, esplorare e vivere autenticamente, senza retrocedere davanti all’ignoto, per arricchire il nostro bagaglio esperienziale». Un “Dantedì” speciale, insomma, di cui genitori, docenti e dirigenti sono andati fieri: «È solo una delle numerose tappe di un percorso – ha spiegato l’insegnante di italiano, Giuseppina Fadda – che quest’anno il nostro liceo si è proposto di portare avanti con determinazione, talvolta fatica, ma anche tanta fiducia nei nostri allievi, con il sostegno di famiglie e docenti, nell’ottica di una scuola che va avanti sempre, nonostante difficoltà e polemiche spesso strumentali, soprattutto nell’attuale momento che ha accentuato certamente le difficoltà di molti, ma è stato pure occasione di riflessione positiva».

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