La lenta agonia delle bande musicali sarde. L’appello delle associazioni: “Aiutateci a non morire” – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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Rappresentano la storia della musica popolare in Sardegna, associazioni nate alla fine del 1800 e che ancora oggi, nonostante la pandemia abbia bloccato tutte le loro attività, provano a sopravvivere. Parliamo delle bande musicali sarde, fiore all’occhiello del mondo bandistico italiano ed europeo. Da marzo del 2020, con l’arrivo del covid, le sale prove sono chiuse e concerti, sfilate, masterclass e lezioni di musica sono solo un ricordo.

“Abbiamo dovuto reinventarci” dichiara Marco Angius, dirigente della Banda Musicale Monastir e consigliere comunale dello stesso paese. “La nostra associazione è nata nel 1980 e da allora non ha mai smesso con la sua attività formativa e sociale: centinaia di ragazzi si sono avvicinati alla musica grazie alla banda e alcuni di loro oggi sono musicisti professionisti e docenti di musica nella scuola pubblica. Ma oltre al lato musicale e professionale ci preme sottolineare il valore sociale delle nostre associazioni: la musica come veicolo di unione e educazione. Le bande musicali rappresentano la storia delle comunità in cui operano a livello formativo, culturale e sociale. Quando una banda musicale muore viene a mancare un pezzo di storia del paese. Il momento storico che stiamo vivendo ha messo a serio rischio la sopravvivenza di centinaia di gruppi: la musica si spegne e con lei anni di lavoro, passione, sacrificio, coraggio ”.

Dello stesso avviso Ignazio Pilloni, decano delle bande musicali sarde e oggi direttore della Banda Musicale di Fluminimaggiore “ Faccio parte di questo mondo da oltre 40 anni. Siamo abituati ai sacrifici, siamo associazioni amatoriali che vanno avanti grazie al volontariato dei soci e alla passione di dirigenti e musicisti che dedicano anima e corpo a questo fantastico mondo. La pandemia ha bloccato ogni attività e il futuro è incerto: senza adeguati sostegni decine di bande sarde rischiano di scomparire definitivamente e di perdere storie centenarie”.
Stefano Gaviano è il presidente della “Rossini” di Seui, nel cuore della Barbagia di Seulo. “siamo tra gli ultimi presidi di cultura e sana socializzazione, le nostre sedi sono sicure, i nostri maestri hanno bisogno di lavorare, noi ci siamo, siamo realtà forti che meritano attenzione. Seui paga già troppo la distanza dai grossi centri e lo stiamo vivendo ogni giorno con semplici servizi come quello del medico di base. La nostra banda è una delle più antiche della Sardegna e coinvolge decine di ragazzi del posto che trovano della musica una sana e educativa alternativa alla noia. Senza di noi Seui perderebbe un altro importante tassello sociale. “

L’appello unanime alla politica. “La legge regionale di riferimento alle attività di musica popolare nel tempo è stata svuotata e ogni giorno vediamo tagli su tagli ai finanziamenti. La 64/86 è stata la prima legge a sostegno delle nostre attività, una legge che è stata presa come esempio per altre regioni d’Italia. Chiediamo alla politica regionale di non scordarsi di noi, siamo disponibili ad incontrare il Presidente Solinas, l’Assessore Biancareddu e tutte le istituzioni sarde per trovare soluzioni condivise. Non spegnete la nostra musica, aiutateci a rimanere in vita.”

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