La legge e il problema del vuoto normativo: la coltivazione unica operazione consentita – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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In attesa di conoscere meglio i dettagli grazie attraverso atti giudiziari, si può già anticipare che il sequestro di cannabis sativa si inserisce in un percorso a ostacoli per i produttori che pagano a caro prezzo un vuoto normativo. Non è la prima volta che accade ed è la procura di Oristano, competente per territorio su Bolotana, una delle più “interventiste”. Già l’anno passato aveva richiesto e ottenuto il via libera ripetutamente per effettuare dei sequestri in piantagioni di marijuana light. La legge infatti non è del tutto chiara, o meglio, per la procura di Oristano e per i giudici dello stesso tribunale è chiarissima. Seguendo questo filone della giurisprudenza, anche qualora il principio attivo della cannabis fosse entro il limite massimo consentito dalla legge che tollera un thc sino allo 0,6%, le aziende sono autorizzate alla mera coltivazione della cannabis. Non possono invece trattare il prodotto in una fase successiva alla coltivazione, pratica consentita soltanto a pochissime aziende che hanno l’autorizzazione statale. Le cosiddette operazioni di essiccazione e sbocciolatura vengono quindi considerate illegali ed è il motivo per cui, negli anni scorsi, sono scattate denunce a raffica anche nei confronti di chi era convinto di agire all’interno della legalità coltivando e poi trattando marijuana con principio attivo entro i limiti di legge.

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