La città ha perso un paese negli ultimi venti anni – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Negli ultimi vent’anni la provincia di Nuoro ha perso quasi 20 mila abitanti. Un trend negativo diventato patologico: Nuoro città ha perso in totale circa il 5% della popolazione che tradotto in cifre significa 1.682 abitanti (un intero paese) in meno rispetto al 2001. La maglia nera va a Lodè che perde il 27% della popolazione, cresce invece la fascia costiera dove svetta Posada con un incremento di abitanti pari al 27%. Sono i dati raccolti da Alessandro Palumbo, ricercatore universitario, nella sua Nuoro, dove è nato nel 1991, e a Siena; dati raccolti e inseriti nella monografia “Territori spezzati. Spopolamento e abbandono delle aree interne dell’Italia contemporanea” pubblicata dal Centro italiano per gli studi storico-geografici.

«Negli ultimi cinque anni il trend è costantemente negativo – spiega Alessandro Palumbo – e i fattori sono diversi. A preoccupare maggiormente è la costante negatività di quegli elementi che incidono sull’andamento della popolazione nel medio-lungo periodo: il saldo naturale, ovvero la differenza tra nati e deceduti è ormai sempre in negativo, così come lo è il saldo migratorio totale». Il giovane nuorese che è assegnista di ricerca in UniNuoro in ambito storico-economico sui temi di autonomia, insularità e spopolamento, spiega come interpretare i dati: «Su scala provinciale, la geografia dello spopolamento conferma l’effetto ciambella che caratterizza il panorama dell’intera isola – afferma –. Su 74 comuni, 62 hanno perso popolazione, mentre quelli che hanno registrato una crescita sono tutti comuni a ridosso della fascia costiera. Attenzione a considerare quella delle coste una crescita buona: lo sviluppo demografico di paesi come Posada, Orosei e Siniscola, è stato trainato principalmente dai saldi migratori interni, ovvero movimenti da zone periferiche a zone più attrattive. A diminuire nel totale è, però, l’intera popolazione della Sardegna e i tassi di fecondità attuali attestano un andamento in calo anche per i prossimi decenni. I crolli verticali, dunque, soppianteranno nel tempo gli effetti distributivi anche lì dove i trend sono stati di crescita. A Orosei e Siniscola questo processo inizia a verificarsi: negli ultimi anni infatti, i tassi di crescita sono rallentati sensibilmente e cominciano a manifestarsi i primi segnali di una stagnazione». Palumbo, che collabora anche con il laboratorio di Geografia dell’università di Siena, elenca anche quali siano le possibili soluzioni: «Servirebbe – spiega – una strategia di multilivello che miri a ricomporre prima di tutto la distanza che ora separa i territori periferici da quelli centrali. Nelle aree interne anche il semplice accesso ai servizi essenziali è problematico e Nuoro stessa, per esempio, sta perdendo la sua centralità per via dei processi di polarizzazione delle risorse verso le grandi arterie urbane. È necessario, dunque, assicurare una rete capillare di infrastrutture veloci, come la ferrovia, cosicché si possa aumentare la densità delle interazioni. Avviare una vera e propria rivoluzione digitale che ci permetta di usufruire realmente dei vantaggi della globalizzazione e di creare connessioni veloci. Fare rete dunque. Devono essere le comunità, attraverso i Comuni – conclude – i reali protagonisti di una programmazione dello sviluppo territoriale decentrata e inclusiva».

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