La Cassazione: per la ricerca sul Dna serviva il consenso – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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ROMA. La complessa vicenda giudiziaria del genoma ogliastrino acquistato all’asta dalla Tiziana life sciences si arricchisce di un altro capitolo. La Cassazione ha accolto il ricorso del Garante per la privacy contro la sentenza del tribunale di Cagliari che consentiva alla società con sede a Londra di utilizzare la biobanca di SharDna contenente i dati biologici e genetici di migliaia di ogliastrini. Secondo i giudici della suprema corte, la Tiziana life , nuova proprietaria della biobanca, prima di utilizzare i dati e il materiale genetico forniti da 13mila persone residenti nei 10 comuni coinvolti nell’ambizioso progetto di ricerca (Talana, Perdasdefogu, Urzulei, Baunei, Ussassai, Seulo, Triei, Seui, Escalaplano e Loceri), era tenuta a chiedere un ulteriore consenso ai donatori.

La sentenza, depositata lo scorso 7 ottobre, indica con chiarezza che l’autorità nazionale bene ha fatto a bloccare il trattamento dei dati all’indomani della vendita e rinvia al tribunale, seppure nella figura di un altro giudice, la definizione della vicenda sulla base delle indicazioni della Cassazione. Era stato il sostituto procuratore generale, Alessandro Pepe, nello scorso marzo scorso, a ribadire che all’atto dell’acquisizione da parte del nuovo titolare si sarebbero dovuto informare i “singoli interessati” che, in questa maniera, avrebbero potuto decidere se revocare o meno il consenso al trattamento dei loro dati.

Nelle 18 pagine del provvedimento, i cinque giudici della Cassazione (presidente Francesco Genovese) ripercorrono la vicenda del genoma ogliastrino. Si tratta di una vicenda particolarmente complessa che prende il via nel giugno 2016 quando, dopo il fallimento della SharDna, società con sede a Perdasdefogu fondata dall’ex governatore della Sardegna Renato Soru e ceduta al San Raffaele di Milano, la Tiziana life acquistò all’asta i campioni biologici e le informazioni di 13mila individui per una somma irrisoria: 258mila euro. Il Garante, dopo le sollecitazioni di un agguerrito gruppo di donatori riuniti nell’ associazione Identità ogliastrina, era intervenuto con un provvedimento (il numero 389 del 6 ottobre 2016) che imponeva la misura temporanea del blocco del trattamento dei dati personali. Nel 2017 il Tribunale di Cagliari accolse il ricorso della società londinese contro il provvedimento dell’autorità. In quell’occasione i giudici riconobbero le ragioni dell’azienda inglese ma il Garante fece ricorso in Cassazione sino all’epilogo di qualche giorno fa. Il lungo e complesso iter si è concluso con l’udienza camerale del 24 marzo e il recentissimo deposito della sentenza che, cassando il verdetto del tribunale cagliaritano, accoglie il ricorso del Garante e, di fatto, dà ragione ai cittadini ogliastrini che in quell’occasione chiesero di poter decidere sul loro genoma.

La partita sul fronte giudiziario, dopo 4 anni di battaglia a colpi di carta bollata, non può dirsi ancora conclusa ma c’è grande soddisfazione da parte di Flavio Cabitza che, a capo dell’associazione, si era rivolto al Garante perché il materiale tornasse in possesso dei donatori. «Siamo soddisfatti – sono le sue dichiarazioni – perché la sentenza dimostra che abbiamo agito per il meglio: la Cassazione ha infatti affermato il principio che chiunque acquisti dati sensibili da un precedente titolare, è tenuto, a tutela degli interessati, a fornire tutte le informazioni relative al trattamento dei dati e a richiederne il consenso».

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