La Cagliari che non c’è più, nella via Lamarmora il ricordo del seuese Gianni Il Bello e del mitico bar: «Ho sempre Castello nel cuore» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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Per tanti anni è stato il luogo di ritrovo di tanti castellani, fra interminabili partite a carte o a flipper e lunghe sgranocchiate di patatine in “cricca”. Oggi, però, nella castellana via Lamarmora, dello storico bar di Gianni Il Bello rimane poco più che una porta malandata, ai piedi del Palazzo Zapata, chiusa insieme a quel nulla rimasto dentro.

Eppure, a distanza di tanti anni, sono vivi i ricordi di chi ha conosciuto quel periodo d’oro del rione, fatto di abitudini semplici e di rapporti familiari con chiunque: quando tutto era sotto casa e quando una birretta o una coca fra amici erano molto più che uno svago serale. E allora, ancora adesso, proprio lui, Gianni Desogus, prossimo agli ottant’anni, custodisce gelosamente nel suo cuore la memoria del tempo in cui il suo bar, gestito insieme al fratello maggiore Antonio, era un punto di riferimento per tanti abitanti di Castedd’e Susu.

Gianni Il Bello, da Seui sino a Castello: duro lavoro sin da bambino

Classe 1942, fieramente proiettato verso gli 80 anni, Gianni sa bene che cosa significa “farsi da sé” e costruirsi la vita con le proprie mani e sudore sulla fronte. La ricetta è stata semplice: lavorare, lavorare e ancora lavorare. Poche chiacchiere. E la sua Seui, paese da sempre prolifico di imprenditori e commercianti, non era certo terra facile negli anni di immediato Dopoguerra. Allora, Il Bello, poco più che bambino e figlio di famiglia numerosa, si rimbocca le maniche e parte verso la città. “Ragazzino delle commissioni”, garzone, factotum; poi l’apprendistato da barman, in mezzo alla leva militare e a qualche anno passato in Penisola. E ancora non trattiene le risate, Gianni, pensando al periodo di naja, sì, tribolato, ma comunque importante per chi usciva appena dalla adolescenza. Insomma, quando l’educazione e la formazione dei giovani passavano anche da lì, non solo dalle famiglie.

Gli anni ’70 in Castello, quando tutto era sotto casa: il mitico bar di Gianni Il Bello nella via Lamarmora

L’approdo in Castello segna così l’inizio di un’epoca. Dagli anni ’60-’70 il mitico bar della via Lamarmora è stato luogo di ritrovo per un intero popolo, quello di Castello, fatto di lavoratori e soprattutto abitanti, tanti, che respiravano il quartiere quotidianamente. «Erano altri tempi – è il commento accorato di Gianni, sorridente insieme alla castellana moglie Carla – ci si conosceva tutti e al bar venivano in tanti, ragazzi e adulti. C’era il liceo artistico e, oltre ai ragazzi, ricordo il preside che veniva per il caffè della mattina: si annunciava bussando più volte alla porta». Erano, sì, altri tempi davvero in Castello. Quelli in cui il rione era una grande famiglia, dove le comari si sedevano fuori dalla porta a “crastulare” e ci si conosceva tutti, e tutto era sotto casa, dalle botteghe al tabacchino, come il calzolaio e l’edicola. E i bar, ben numerosi nel quartiere – come non ricordare quello di Tanda e quello del signor Mario Carboni nella piazzetta Carlo Alberto – non erano semplici tavoli “mangia e fuggi” per turisti o salotti da aperitivo e selfie prima del ristorante. Interminabili partite a carte, giocate a flipper, chiacchierate infinite: davanti e dietro il bancone succedeva questo e ben altro. Per non parlare, poi, della gioia condivisa per lo scudetto del Cagliari, festeggiato lì, fra amici e in tutta allegria.

Da un pittore quel soprannome lungo una vita: «Ricordo la nostra squadra di calcio tutta di Castello»

«Il soprannome ‘Il Bello’ me lo ha messo un pittore cagliaritano, Efisio Mura», spiega Gianni, mostrando orgogliosamente un quadro in cui veniva riprodotta la sua immagine all’interno del bar, la cui dedica “Bar di Gianni il Bello” ha dato inizio a un nome lungo una vita, conosciuto da tutto il rione di Castello e dai suoi abitanti. In un altro, sempre di Mura, Gianni è disegnato a mo’ di imperatore romano, con ai piedi però due vecchiette adoranti. «Erano due signore clienti della zona che frequentavano il bar», il commento divertito, quasi a nascondere forse un certo fascino esercitato in passato sul gentil sesso. E nel quartiere ne succedevano davvero tante. «C’erano i giochi di una volta, il peincareddu, e i gavettoni lanciati dai ragazzini dai balconi alti, nella via Lamarmora. E le partite di calcio al Bastione: io stesso ero presidente di una piccola squadra di calcio, fatta interamente da persone del quartiere: ogni sabato tutti volevano giocare».

Gianni Il Bello, quel mito del bar e Castello sempre nel cuore

Oggi Gianni cura il suo orto e ricorda con piacere, insieme alla moglie Carla e al fratello Antonio, quegli anni passati a Castedd’e Susu. Nel 1996 la chiusura definitiva del suo bar ha segnato la fine di un’epoca d’oro per il rione. «I tempi erano cambiati, forse la gioventù si è ‘sporcata’ e alla fine ho deciso di chiudere, per dedicarmi ad altro. Per questo lavoro ci vuole passione, e quando questa viene a mancare è forse meglio così». Ma nel quartiere tutti lo ricordano ancora e Il Bello lo sa bene, quando passeggia per le viuzze di Castello, nelle giornate domenicali, e rivive col pensiero ogni momento passato. «Questo quartiere lo porto sempre nel mio cuore».

 

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