Impegno, vittorie e tatami: Manca nell’olimpo del judo

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NUORO. La federazione nazionale di judo mette l’abito delle occasioni importanti per premiare l’atleta di Nuoro, Piero Manca. Il riconoscimento è il “settimo dan”, l’ultimo e il più alto, che per Manca, 58enne, arriva dopo la teoria delle cinture. Queste ultime, più vicine agli anni giovanili, piuttosto che all’attualità, quella di maestro e pluri-iridato nella categoria “master”, riservata agli agonisti ultratrentenni. A premiarlo il presidente nazionale, Domenico Falcone. Manca ne ha colto tutto il rilievo: «Non sono tanti i judoka che hanno questo grado». La motivazione la spiega lo stesso atleta, discendente dei Manca “Faragone”: «Mi è stato conferito per i meriti sportivi». Eccoli: 6 titoli mondiali e uno europeo, con la nazionale. Nel palmares anche la medaglia d’oro della federazione mondiale e la Stella d’oro del Coni. Manca, 1,64 centimetri, per 60 chilogrammi, ha velocità, plasticità muscolare, e guizzo felino. Tanto sviluppati da ridurre a più miti consigli europei e anche asiatici, che sono tra i migliori interpreti. A iniziare dai giapponesi, la cui nazione è la culla del judo. Il maestro di Nuoro ha comunque una sua teoria, per cui diventa familiare anche alla Sardegna: «I barbaricini hanno nella loro indole il gusto della lotta, del combattimento e si ritrovano forse meglio di altri in questa disciplina».

Lui però, a vestire il kimono e ad andare sul tatami, il tappeto della sfida, l’ha imparato a Roma, dove si era trasferito con la famiglia, a 12 anni: «La prima idea – ricorda – era quella di fare ginnastica artistica. Ma quando mi presentai alla palestra del campione olimpionico, Menichelli, le iscrizioni erano chiuse. Vicino a casa abitava un maestro di judo – ricorda ancora – lo contattai e così iniziai». Tecnico rigorosamente giapponese, «perché sono quelli che ti danno le impostazioni migliori», rimarca Piero Manca. La seconda parte della storia è targata Gennargentu, il club di Nuoro che manderà atleti anche alle olimpiadi. Sempre seguendo la famiglia, Piero Manca a 19 anni è tornato nell’isola: «Per la mia attività sportiva – spiega – non cambierà granché, considerato che a Nuoro ho come istruttori Francesco Cucca e Martino Farris, quest’ultimo delle Fiamme Oro, che si sono formati nella penisola sotto le direttive proprio dei giapponesi». Ma Roma non sparisce dalla sua vita. Anzi: «Ci sono tornato, solo qualche anno più tardi, per frequentare l’accademia nazionale». Un parentesi che vale oggi un ricordo nostalgico, «di una città fatta di romani, che ti allietavano con la loro ironia. Mentre, oggi, è in mano a forestieri, a stranieri, che certo non l’amano». L’ideale cittadino di Manca da alcuni lustri è ridiventato Nuoro, perché le radici vivificano lo spirito e rendono non poi così brutti gli stessi difetti. Tanto più che il suo regno è la palestra, dove passa 10,12 ore, ad allenarsi e ad allenare i 45 iscritti: «Per chi pratica il judo – spiega ancora – non ci sono giorni di riposo. Neppure se è Natale o Pasqua. Stesso discorso – aggiunge – lo si deve fare per l’alimentazione, sempre rigida, perché ci dobbiamo poi misurare, prima e dopo ogni allenamento, con la bilancia». Un paio di elementi anche per circoscrivere la figura dell’agonista di qualità: «Deve apprendere il maggior numero di tecniche di combattimento, sia a terra, sia in piedi. Mentre le doti caratteriali – ricorda – sono la determinazione, la capacità di soffrire e il coraggio di affrontare qualsiasi avversario. Il tutto da spendere in 4 minuti di gara – aggiunge Manca – quando, se non lo decide l’arbitro, non puoi chiamare neppure il medico per farti medicare».

Condizione che non sembra tuttavia spaventare. La palestra di via monsignor Melas continua a riempirsi di ragazzi: «Ho un gruppo dai 7 ai 13 anni – informa il campione di judo – che vince tutto in Sardegna e presto si farà conoscere anche a livello nazionale». Li ha fermati solo il Covid-19. Così com’è stato per Piero Manca, che «un mondiale o un europeo» spera ancora di disputarlo, con il grado di “cintura nera, settimo dan”. Il grado dei “grandi”.

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