Il volto amico del camposanto – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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TORTOLÌ. «Quello che mi fa più piacere è che le persone per qualunque problema relativo all’area cimiteriale si rivolgono a me, sapendo che faccio sempre di tutto per poterle aiutare. A volte basta una parola gentile per lenire un grande dolore per la scomparsa di una persona cara». A parlare è Roberto Pau, 52 anni, da quindici al lavoro nel camposanto con la qualifica di “custode cimiteriale”. Anche se per molti è più facile utilizzare il termine necroforo.

La sua non è una professione facile e richiede grande impegno per poterla svolgere al meglio. «Ho iniziato a lavorare qui nel cimitero del viale Santa Chiara – afferma Roberto Pau mentre sistema un vaso in vetro su una tomba, che la pioggia e il vento hanno fatto finire a terra – con la piccola impresa di mia madre. Prima avevo avuto altre esperienze lavorative nel settore edile e anche in quello metalmeccanico. Durante i primi anni di lavoro qui in camposanto ho cercato di capire come operare in maniera produttiva, instaurare rapporti con le persone che vengono a curare le tombe dei loro cari scomparsi. Una volta che mia madre ha concluso l’appalto (che in cimitero si rinnova ogni triennio), sono subentrate altre società, anche della penisola, con le quali ho continuato a lavorare, grazie alla qualifica acquisita».

Il custode del cimitero ricorda «lo strazio dei pochi familiari che, lo scorso anno, in pieno lockdown, potevano partecipare al funerale dei loro cari». Anche ora si registrano meno presenze, soprattutto di donne anziane, per paura del Covid-19, «ma ovviamente rispettiamo i protocolli». Pau ricorda un fatto accaduto nel 2016 «che mi fece sentire il calore e il rispetto che la gente prova nei miei confronti». La ditta che aveva l’appalto in quegli anni in cimitero gli ridusse le ore di lavoro, causandogli non pochi problemi. Quando diverse persone si resero conto che non poteva più operare al massimo, tenendo tutto pulito, sistemando al meglio tutti i vialetti, oltre a effettuare altri interventi, decisero di raccogliere firme a suo favore per chiedere che potesse avere più tempo per operare al meglio. In pochi la petizione venne firmata da 1.840 persone. Venne anche presentata al sindaco.

Per tanto tempo, considerato che in seguito a un incendio che si registrò anni prima del suo arrivo nel camposanto finirono distrutti i registri cimiteriali, è divenuto la “memoria storica” del camposanto. Ha iniziato a crearsi un proprio registro con la dislocazione di tutte le tombe, ricordando quanti vi sono stati sepolti, e magari poi “trasferiti” in altre tombe di familiari. Lo scorso anno ha fornito il materiale agli agenti di polizia locale che hanno informatizzato tutto. Per tanti anni è stato dirigente dell’Us Tortolì e ama curare il verde. «Quando sono libero dagli impegni in cimitero – rimarca Pau – faccio lavori di giardinaggio. È una attività che mi rilassa tanto».

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