Il teste: «L’imputato comprò un’auto il giorno dopo la rapina» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. «Per vedere quelle pecore bisogna andare per forza mercoledì. Prima non è possibile». Cosa si indicasse con quel termine nel linguaggio criptato, captato dalle intercettazioni non è stato mai chiarito, anche se le ipotesi degli inquirenti che avevano ricostruito spostamenti e contatti degli imputati, avevano acquisito un peso diverso soprattutto in considerazione al fatto che, quel mercoledì di ottobre del 2007, coincideva proprio con la data del 3, giorno in cui avvenne il sequestro lampo del direttore della filiale della Banca Intesa e della moglie, e la successiva rapina all’istituto di credito.

Ieri si è tenuta una nuova udienza del processo davanti alla Corte d’assise (presidente Cannas, a latere Ponti) per il colpo messo a segno a Orosei 14 anni fa, e che vede imputati Giovanni Sanna “Fracassu”, 51 anni di Macomer, e Graziano Pinna, 41enne di Borore (difesi dagli avvocati Desolina Farris e Aurelio Schintu). A dare forza all’impianto accusatorio, i dati emersi dalle intercettazioni e riportati in aula dal luogotenente Antonio Tiloca che, rispondendo alle domande del procuratore aggiunto della Dda di Cagliari, Gilberto Ganassi, ha messo in luce i contatti tra i presunti autori del colpo e Pier Paolo Serra il “caporà” della banda.

Ha poi evidenziato il fatto che i telefonini di Sanna e Pinna erano rimasti spenti dalla sera del 2 ottobre fino alla mattina del 4, e inoltre, messo in risalto le precarie condizioni economiche in cui si trovava nel periodo antecedente la rapina di Orosei, uno degli imputati (Sanna ndr) che, però, all’indomani del colpo aveva acquistato un’auto e pagato parte delle rate di un mutuo che aveva contratto, e che fino ad allora erano rimaste insolute. L’udienza ha visto anche la deposizione di Margherita Soru, titolare di una cartoleria di Macomer, che il 29 settembre 2007 aveva subito un tentativo di rapina da parte di due individui che con il volto coperto da un passamontagna scuro, avevano fatto irruzione nel negozio pretendendo la consegna del denaro.

«Uno dei due, quello più alto e magro, impugnava una pistola; l’altro, invece, era più basso e corpulento. Non so come – ha detto la teste – ci siamo ribellati. Avevamo preso tempo e alla fine i rapinatori erano scappati a mani vuote». Per l’accusa i due incappucciati erano gli imputati, Giovanni Sanna e Graziano Pinna.

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