«Il ricorso del Garante merita di essere accolto» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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LANUSEI. Il ricorso del Garante per la privacy contro la sentenza del tribunale di Cagliari, che consentiva a Tiziana life sciences di utilizzare la biobanca di SharDna contenente i dati biologici e genetici di migliaia di ogliastrini, è meritevole di essere accolto. Lo scrive la Procura generale che, nel procedimento tra l’autorità nazionale e la multinazionale inglese, giunto ormai alle fasi finali di fronte alla Cassazione, segna un punto a favore del Garante. Secondo il sostituto procuratore generale, Alessandro Pepe, all’atto dell’acquisizione della biobanca da parte della società con sede a Londra si sarebbe dovuto informare i “singoli interessati” che, in questa maniera avrebbero potuto decidere se revocare o meno il loro consenso al trattamento dei loro dati. Possibilità che secondo la Procura non è stata data ai donatori nei giusti termini. La vicenda che riguarda il genoma ogliastrino risulta particolarmente complessa e prende il via nel giugno 2016 quando, dopo il fallimento della SharDna, società con sede a Perdasdefogu fondata dall’ex governatore della Sardegna Renato Soru e ceduta al San Raffaele di Milano, la Tiziana life acquistò all’asta i campioni biologici e le informazioni di 13mila individui per una somma irrisoria: 258mila euro. Il Garante, dopo le sollecitazioni dei donatori ogliastrini riuniti in associazione, era intervenuto con un provvedimento (il numero 389 del 6 ottobre 2016) che imponeva la misura temporanea del blocco del trattamento dei dati personali. Nel 2017 il Tribunale di Cagliari accolse il ricorso della società londinese contro il provvedimento dell’autorità. In quell’occasione i giudici riconobbero le ragioni dell’azienda inglese ma il Garante fece ricorso. Un iter lungo e complesso che si concluderà con l’udienza camerale del 24 marzo. Grande è l’attesa per la sentenza della prima sezione della Cassazione ma ancor di più lo è quella per la nascita della Fondazione sul genoma sardo annunciata dalla Regione. Che, già finanziata con 250mila euro, una volta costituita andrebbe ad occuparsi di tutela, ricerca e valorizzazione del Dna. La partita ancora non è chiusa e Flavio Cabitza, che a capo dell’associazione Identità ogliastrina si era rivolto al Garante, teme che tutti gli sforzi fatti per tornare in possesso del patrimonio genetico, vengano vanificati. «Senza entrare nel merito del procedimento, che almeno stando alle motivazioni della Procura dimostra che abbiamo agito al meglio, siamo preoccupati per la lentezza sul fronte Fondazione – dichiara Cabitza che attende l’ultimo passaggio –. Tutto è nelle mani del presidente Solinas, che dovrebbe convocarci per l’appuntamento dal notaio. L’attesa – conclude – è lunga. Non possiamo chiedere di avere indietro dati e campioni senza avere la certezza di poterli tutelare con una Fondazione già operativa».

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