Il premio Rosa d’argento vola da Assisi a Orgosolo – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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ORGOSOLO. Se si è parlato orgolese la settimana scorsa ad Assisi, si deve a Cecilia Mancone, assistente sociale, che nella città di San Francesco ha ricevuto la “Rosa d’argento Frate Jacopa” 2021, riconoscimento dato ogni anno a una donna che, nella realtà in cui vive e lavora, dedica il suo tempo alle persone bisognose di qualcosa di più di un semplice aiuto.

Cecilia Mancone, residente a Orgosolo, è protagonista da 11 anni di una storia realmente francescana, che ha colpito i vescovi che l’hanno proposta per il conferimento della “Rosa d’argento”. Se non si ha una grande forza morale e spirituale, infatti, non si sceglie di chiedere – in accordo con tutta la famiglia – l’affidamento nel 2010 di una bambina con un anno di vita, «affetta – dicono i vescovi sardi – da un grave ritardo nello sviluppo psicomotorio, non riconosciuta dal padre e abbandonata dalle persone tenute a provvedervi». Una forza che Cecilia Mancone aveva e continua ad avere. «Dopo la concessione dell’affidamento per alcuni anni, una disposizione del Tribunale dei Minori, nel 2013, sancisce l’adozione definitiva e, quindi, la bambina viene inserita pienamente nella famiglia, accanto al marito Pasquale e ai tre figli Luigi, Pierpasquale e Angelica. Oggi Benedetta Gioia – questo il nome che le viene dato nel 2014, nel giorno del suo battesimo a Orgosolo – sta per compiere tredici anni», informa una nota della Conferenza episcopale sarda.

I vescovi, nell’indicare in Cecilia e nella sua famiglia una testimonianza di fede, speranza e carità, sottolineano, inoltre, «quanto questo gesto aiuti a far emergere – nella sua straordinaria ordinarietà – l’accoglienza della vita umana e la grandezza della sua dignità, oltre a una bella e significativa attenzione al mondo della disabilità, vincendo – come ci invita a fare papa Francesco – la cultura dello scarto e dell’indifferenza».

Ad Assisi, dove oltre 1.000 pellegrini hanno portato l’olio prodotto in Sardegna per alimentare nell’anno 2021-22 la lampada votiva che dal 1939 rappresenta l’unità spirituale dell’Italia, il 3 e 4 ottobre sono riecheggiati i problemi, le speranze e le attese dell’Italia. Con particolare riferimento alla tutela dell’ambiente nelle omelie degli arcivescovi di Sassari e Oristano, Gian Franco Saba e Roberto Carboni, e al francescanesimo durante i vespri celebrati dall’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi. Alla povertà e al socio sanitario nella predica del vescovo di Nuoro, Antonello Mura. «La pandemia ci ha offerto – ha detto il presidente della Conferenza episcopale sarda – esempi di abbracci che, pur non passando dal corpo, hanno evidenziato gesti di straordinaria umanità. Sono avvenuti con volti e sensibilità che hanno colorato di solidarietà le corsie degli ospedali e delle Case per anziani, così come i luoghi di incontro con la disabilità fisica e mentale e con i giovani e anziani smarriti e confusi. Ma non basta. Troppi criteri: economici, finanziari, politici e sociali escludono persone, alle quali purtroppo non resta altro che gridare il distanziamento imposto loro, da chi decide le sorti della società. Sono in tanti che ci vengono incontro, cercando l’abbraccio della fraternità: hanno problemi di salute o di futuro, vengono da vicino e da lontano, sono costretti ad elemosinare attenzioni perché tenuti fuori dall’agenda dei programmi da realizzare».

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