Il menù per le feste è sottovuoto

  • di

MACOMER. Spaventati da quello che accadrà a gennaio e delusi per le nuove misure anti Covid. Lo stato d’animo di alcuni ristoratori del Marghine può essere descritto così. «Proprio nel momento in cui sembrava di intravedere uno spiraglio di luce, il Governo ha imposto una nuova chiusura. Non nascondo la mia amarezza in merito», ammette Alessia Pintus, presidente della cooperativa sociale Progetto H che gestisce il ristorante caffetteria Hub di Macomer. «Viste le numerose prenotazioni, dovute anche alle due forchette del Gambero Rosso assegnate di recente al nostro locale, confidavamo di poter lavorare molto bene durante le feste, ma così non sarà. Dunque, stop forzato dalla vigilia di Natale all’Epifania, inclusi il 28, 29 e 30. Riaprire solo per tre giorni causerebbe più spese che altro». Nonostante tutto Alessia e il suo staff non si danno per vinti. «Considerato che non potremo accogliere gli ospiti, li serviremo idealmente a casa loro», racconta con un sorriso. Tutto merito dell’Hub in the box. Un menù degustazione, sottovuoto, compreso di 5 portate per due persone. «Lo si potrà ordinare fino al 23 dicembre e anche mercoledì 30. Basterà solo riscaldare le pietanze e il cenone o il pranzo natalizio e di fine anno saranno pronti da mettere in tavola». Asporto e consegne a domicilio, 24 e 31 dicembre compresi, anche per il ristorante Le Cupole di Borore.

«Ce la stiamo mettendo tutta per evitare il fallimento. Dall’inizio della pandemia – spiega la proprietaria, Daniela Bosso –, il nostro fatturato è sceso del 77%. I mancati introiti provenienti da banchetti di nozze, cresime e battesimi pesano enormemente. Non potendo più pagare gli stipendi del cuoco, del pizzaiolo e dei camerieri – ammette –, a mandare avanti la struttura siamo rimasti io e mio marito che, per gravi motivi di salute, non potrebbe e non dovrebbe neppure lavorare. La situazione è davvero critica. Ci domandiamo che ne sarà dei sacrifici di una vita». L’incertezza pervade anche Daniele Manghini, titolare del ristorante New Garden di Macomer.

«Il futuro mi spaventa, allo stesso tempo mi sento molto fortunato rispetto ad altri», sottolinea. In questi mesi di restrizioni, il giovane imprenditore è riuscito a far quadrare i conti grazie alla convenzione statale con le forze dell’ordine. «Avere ogni giorno dei clienti fissi a pranzo e a cena è stata una salvezza. La mia speranza, però, è quella di riaprire le porte a tutti, compresi i miei dipendenti che ora sono in cassa integrazione». A resistere strenuamente è anche Cristian Fara. Come i suoi colleghi, pure il gestore del ristorante macomerese Tamulis è in grande affanno. «Le perdite superano oramai il 60%. Nelle ultime settimane è in forte calo anche il servizio d’asporto. Per quanto mi riguarda l’imminente serrata non peggiorerà più di tanto la mia situazione. È impensabile continuare in questo modo. Lo Stato deve fare la sua parte. L’alternativa è chiudere, per sempre». Che ci si trovi in città o in un piccolo paese, i problemi sembrano essere gli stessi. La crisi morde duro e nessuno viene risparmiato. Il grido disperato d’aiuto è unanime.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *