Il guardrail avrebbe evitato la tragedia – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. «Tenendo conto dell’energia cinetica scaturita dalla velocità dell’auto che percorreva quel tratto di strada nei limiti consentiti (80/90 km orari), se ci fosse stato il guardrail l’impatto sarebbe stato minimo». Ieri al processo contro tre funzionari dell’Anas accusati di omicidio stradale e cooperazione nel delitto colposo per la morte di Gianfranco Fae, il carabiniere 50enne di Bono deceduto nel dicembre 2017 lungo la statale 129, vicino a Oniferi, trafitto dal guardrail, è stato sentito in aula l’ingegnere Valerio Zironi, perito incaricato dalla Procura (pm Emanuela Porcu) di eseguire gli accertamenti a seguito del tragico incidente. «Sull’asfalto non c’erano segni di frenata – ha sottolineato l’esperto –. Quel varco non dava accesso a una strada ma a una mulattiera che consentiva il transito solo a persone e animali. Non ci sarebbe quindi motivo per autorizzarne l’apertura».

I tre imputati, Siro Mascia capo nucleo manutenzioni dell’Anas, Pierpaolo Ruggeri capo centro manutenzioni e Giovanni Satta capo cantoniere (difesi dagli avvocati Andrea Pogliano, Matteo Pinna e Maria Francesca Fenu), devono rispondere davanti al giudice di omessa manutenzione della rete stradale.

«L’Anas – ha aggiunto Zironi – non ha l’obbligo di apporre guardrail ma, se li predispone, deve farlo senza soluzione di continuità». Quindi l’ingegnere si è soffermato sulla descrizione dei terminali. «Se fosse stato a gomito, all’impatto con l’auto avrebbe potuto provocare inconvenienti ma, probabilmente, nel caso specifico non ci sarebbe stata la proiezione della barriera all’interno della vettura. A maggior ragione se il guard rail fosse stato continuo, l’auto dopo l’urto avrebbe potuto rimbalzare. L’Anas che ha compito di controllo e vigilanza si sarebbe accorta che c’era un varco illegittimo. Quello era senza senso, inoltre, con una barriera non a norma». Ad attirare l’attenzione del perito durante il sopralluogo la parte del terminale che era dipinta di rosso. Esattamente nel punto in cui il 14 dicembre 2017, lungo la Statale 129, era finita l’Audi A3 guidata dal carabiniere di Bono che aveva perso il controllo del mezzo finendo sulla corsia opposta. La barriera metallica come «uno spadino» aveva sfondato l’abitacolo, trapassandolo, e aveva causato la morte di Fae. I familiari del militare: la moglie, i genitori e il fratello si sono costituiti parte civile con l’avvocato Gianluigi Mastio che si era opposto all’archiviazione del caso. (k.s.)

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