Il folclore cerca nuove piazze [Guarda le Offerte della Pescheria]

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NUORO. Uno stop così lungo non lo avevano mai vissuto, gli appassionati di tradizioni popolari. È la sorte attuale di chi a Nuoro fa folclore all’interno di decine di sodalizi. Centinaia di persone che tra cori di ispirazione popolare, gruppi di ballo e formazioni di canto a tenore, di fatto, non si ritrovano da un anno a causa della pandemia. In dodici mesi nei quali a farla da padrone è stato il distanziamento sociale, il più grande nemico di questo genere di associazioni, qualcuno ha portato avanti lavori discografici, altri, convegni rigorosamente virtuali, ma di fatto rimangono off limits prove e partecipazione ad eventi piccoli e grandi. A fare il punto delle principali preoccupazioni, i presidenti di alcune realtà cittadine: «Il pericolo più grande è che passi la passione per non parlare del rischio che si incorre nel solo pensare di affrontare certe spese – dice Gianfranco Carta, presidente dell’Accademia di tradizioni popolari, Coro Su Nugoresu –. È difficile progettare qualsiasi iniziativa perché non avendo contezza delle tempistiche sulla fine della pandemia, non si sa quanti soldi e quante idee mettere in campo. Le conseguenze psicologicamente si potrebbero trascinare. Lavoreremo il triplo per ricucire il disagio creato dalla pandemia perché è importantissimo recuperare la passione».

Il non poter organizzare grandi eventi può portare a dover rinunciare a contributi pubblici già assegnati: «Sono saltati degli appuntamenti fondamentali, dopo questo fermo così lungo potrebbe esserci un disinnamoramento dell’attività. È una forte preoccupazione perché c’è lo spettro del quando si potrà riprendere – afferma Giuseppe Pala, presidente degli Amici del folklore –. Siamo senza direttive e abbiamo rinunciato anche a un contributo regionale perché impossibilitati a portare a compimento i progetti in atto. A pandemia finita faremo i conti dei soci che non hanno dimenticato l’amore per le tradizioni popolari». Per chi fa danze tradizionali è ancor peggio che per gli appassionati di canto di scuola nuorese: «Per il ballo è una questione di accostamenti, si devono fermare per forza di cose – spiega Pietro Pala, presidente dell’associazione folk Ortobene –. È molto grave l’apatia che si può creare tra i soci: molte amicizie erano dovute alla frequenza assidua ed erano consequenziali alla presenza settimanale». E ancora Alessandra Corrias, presidente del gruppo Santu Predu: «È difficile trovare il modo di mantenere vivo l’interesse dei più giovani. Ci siamo inventati alcune iniziative virtuali in modo da impegnare tutti – dice – ma le manifestazioni sono la vita vera di un gruppo. Le più grandi conseguenze da pagare saranno sul piano sociale: manca l’ennesimo presidio votato all’aggregazione e all’impegno».

Il divieto di assembramento vige anche per chi canta in quattro come nel caso delle formazioni di canto a tenore: «Anche per noi – spiega Pino Bosu, voce del tenore Santu Caralu –, seppur in pochi, è impossibile vedersi e fare prove. Dipende anche dalle esigenze personali, è un responsabilità anche decidere di fare prove seppur a distanza. Grande il danno economico a causa di tutte le esibizioni saltate, credo che tutto l’anno trascorrerà così».

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