Il bandito Berrina di Dorgali passato alla storia per la sua crudeltà – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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Il dorgalese Vincenzo Fancello era un giovane pastore quando si diede alla macchia, dopo aver tentato di uccidere un possidente benestante del suo stesso paese. 

Il movente sarebbe stata l’accusa, fatta dalla vittima stessa Antonio Dore, del furto di una coppia di buoi.

Berrina da allora, secondo le cronaca dei giornali del tempo, lasciò alle sue spalle una lunga striscia di sangue. Molti omicidi efferati, con una crudeltà inaudita sui corpi delle sue vittime, in alcuni casi ancora agonizzanti.

Nel 1897 passò alla storia un manifesto affisso alla porta dell’edificio del municipio di Dorgali, nel quale ammoniva i dorgalesi di non mettersi al servizio di Dore evitando di coadiuvarlo nei lavori di casa e nei campi.

Nel messaggio si firmava il “delegato speciale di campagna” raccomandandosi di ascoltare le sue parole perché voleva bene ai compaesani.

Il bandito dorgalese classe 1873 era solito accompagnarsi ad altri due latitanti, gli olianesi Antonio Mulas noto “Su Bellu ‘e Uliana” e Giuseppe Pau noto “Paeddu”.

Nel 1899 però viene ingaggiata una vera “caccia all’uomo” dal governo dell’epoca contro i banditismo sardo, e uno dopo l’altro vengono uccisi tanti latitanti di grosso calibro. 

Nella notte tra il 14 il 15 maggio 1899 a cadere sarà il bandito Berrina non lontano dalla grotta che per anni rappresentò il suo rifugio. 

Il capitano Giuseppe Petella, comandante la compagnia carabinieri di Nuoro, mise in pratica una grande operazione da lui ideata per inferire un colpo decisivo al banditismo nella celebre “notte di San Bartolomeo”. 

Fancello era in compagnia di Pau – Mulas era stato ucciso a febbraio – mentre stavano tendando di raggiungere la spiaggia di Cala Luna per imbarcarsi e scappare lontano dalla Sardegna, si trovarono accerchiati dalle forze dell’ordine. 

Berrina scorgendo un’ombra su un albero e intuendo il pericolo, esplose un colpo di fucile verso la sagoma. Il proiettile spezzo il ramo dove era acquattato il maresciallo Gasco, che cadde a terra. Successivamente ne nacque una colluttazione tra il carabiniere e il bandito, nella quale mentre erano avvinghiati Berrina riuscì ad impugnare il proprio coltello. Proprio mentre stava per sferrare il colpo al maresciallo, intervenne il tenente Iannelli che uccise con un colpo di fucile il latitante.

Questo in sintesi quanto riportato dal verbale dei carabinieri sulle dinamiche della morte di Fancello. 

Pau riuscì a sottrarsi all’accerchiamento di quella notte, unendosi alla banda dei fratelli Serra-Sanna. Sarebbero passati solo due mesi e anche lui avrebbe perso la vita nel conflitto a fuoco di Morgogliai (Orgosolo) insieme ai nuovi compagni di latitanza.  

Oggi il rifugio segreto di Berrina è diventato meta di escursione. Una grotta immersa nel verde che si affaccia nella acque limpide della baia di Cala Gonone, sulla strada che porta a Cala Luna.

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