I ristoratori: senza dehors sarà impossibile riaprire – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. «Lo dico con grande tristezza: non so se riapriremo con le misure di distanziamento interpersonale di due metri». Parole di Silverio Nanu, anima e braccia con il figlio Francesco del Rifugio, uno dei ristoranti più blasonati della città, tempio della cucina barbaricina e sarda più in generale. Da quasi quarant’anni sulla piazza, Nanu ora vede la sua attività minacciata dalle norme che verranno stabilite oggi con il nuovo Dpcm: norme che per i ristoranti che non hanno spazi all’esterno, il cosiddetto dehors, impongono un distanziamento di due metri tra un tavolo e l’altro. «Come se non fossero bastati questi lunghi e interminabili periodi di zona arancione e rossa – dice Nanu, che è anche rappresentante per i pubblici esercizi della Fipe Confcommercio Nuoro Ogliastra – quando finalmente potremo riaprire lo dovremo fare con norme ancora più ristrette. Infatti nelle nuove linee guida per le riaperture, approvate dalle regioni e che andranno dentro il nuovo Dpcm, viene imposto ai pubblici esercizi e non solo un distanziamento interpersonale di due metri all’interno dei locali, anziché uno come è stato sempre nell’ultimo anno. Viceversa per gli spazi esterni il distanziamento rimane di un metro».

Il ristoratore fa l’esempio del suo locale. «Prima della pandemia avevamo 100 posti a tavola, li abbiamo ridotti a 45 per rispettare il distanziamento di un metro e oggi ci troveremo con 16 posti appena, cioè lontano da una qualsiasi possibilità di sostenibilità aziendale. Il mio ristorante aveva otto, dieci dipendenti. Oggi siamo in quattro, praticamente è ridiventata un’azienda familiare, come quando avevo iniziato, quasi quarant’anni fa. L’anno della pandemia ci ha portato via il 50% degli introiti, per essere ottimisti. Continuiamo a lavorare con l’asporto, molto ridotto, e le pizze la sera, ma la concorrenza in città è molto forte».

La misura dei due metri è una mazzata per tutti i ristoratori che non hanno uno spazio esterno per ospitare i clienti. In questa condizione c’è circa il 40% dei locali della provincia. «Di fatto ci dicono di aprire per non aprire, mi sento veramente preso per i fondelli – continua Silverio Nanu – e come me tanti miei colleghi che dovranno gettare la spugna definitivamente. Chi fa queste norme è lontano anni luce dalla realtà, che senso ha scrivere nelle premesse della proposta di modifica delle norme che così come sono state predisposte nell’ultimo anno, hanno funzionato bene e poi ci danno una mazzata per ucciderci definitivamente. Da parte del Comune c’è la disponibilità a concederci l’area di alcuni parcheggi davanti al locale, in via Mereu, e un piccolo slargo. Ma non posso far mangiare i clienti tra le auto che transitano nella via, o creare ostacolo ai vicini che si troverebbero l’ingresso sbarrato dai tavoli. Per non parlare della difficoltà di servire le pietanze troppo lontano dalla cucina, con i camerieri che fanno lo slalom tra le auto. Grazie, ma preferisco non aprire a queste condizioni».

Gian Luca Deriu, direttore della Confcommercio Nuoro Ogliastra fa propria la protesta di Nanu e dei ristoratori nella sua situazione: «Abbiamo scritto a tutti i sindaci del territorio per poter chiedere di concedere, nel limite del possibile e del rispetto delle nome di sicurezza stradale, maggiori spazi per le imprese coinvolte da questo provvedimento infausto, e soprattutto per sburocratizzare le procedure di richiesta evitando di richiedere la tassa per il suolo pubblico. Sarebbe un atto di solidarietà per l’intero settore». (p.me.)

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