I pazienti autistici restano senza il centro terapeutico – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Il lockdown ha tra le sue vittime i ragazzi autistici. Ha tolto loro i supporti socio-comunicativi, che per i pazienti con sofferenze alla sfera comportamentale valgono quanto una terapia farmacologica. L’altro ieri è stata celebrata la giornata mondiale della malattia. In Sardegna le persone affette sono 1800. Il sesso più colpito è quello maschile, con un’incidenza di 4 a 1 rispetto alle femmine. Oltre la metà (il 54 per cento) sono nella vecchia provincia di Cagliari. Tra Nuorese e Ogliastra ci si ferma al 6 per cento. Ma il rovescio della medaglia è che il territorio interno rimane scoperto di strutture per l’assistenza.

Ne è stata costruita una a Marreri, sulla provinciale Nuoro-Siniscola, ma non ha mai aperto. «L’assenza di centri specializzati crea problemi sia per i pazienti e sia per le loro famiglie», spiega la psicologa Laura Melis, che da alcuni studia e lavora sui disturbi dello spettro autistico. Sino all’anno scorso ha seguito un bambino nella scuola di Senorbì, nella Trexenta. «La malattia – spiega – non è curabile, mentre se ne possono moderare gli effetti e, soprattutto, il trauma che la persona ha nel rapportarsi con l’ambiente circostante». Più nel dettaglio: «La terapia è fatta dall’insegnamento di una serie di azioni in grado di garantirgli un minimo di autonomia e serenità. Se il ragazzo, o adulto che sia, trova una sua routine, è un risultato importante».

La psicologa di Nuoro deve le tecniche alla formazione nella “Sacra Famiglia” di Milano, un’istituzione leader nella materia, guidata da Lucio Moderato, psicologo e psico-pedagogista. Melis ha scritto anche una favola, per parlare della problematica ai più piccoli. «Oggi – è il concetto della psicologa di Nuoro – il peso è sulle spalle delle famiglie, che si affidano a professionisti privati. Ma non è sufficiente. Perché oltre al supporto che un centro terapeutico garantirebbe nell’immediato, i genitori hanno la preoccupazione dell’assistenza anche per il tempo in cui dovessero venire a mancare». La patologia cresce, mentre la scienza medica è ancora lontana da stabilirne le cause e, quindi, prevenirle.

Ancora Laura Melis: «Si presenta intorno ai 2, 3 anni di vita. L’accertamento – aggiunge – è fatto dal neuro-psichiatra. Costituiscono segni indicativi i difetti comportamentali, quali il deviare lo sguardo dal genitore oppure non rispondere alle domande e sollecitazioni». Le statistiche dicono che oggi in Italia c’è un bambino con disturbi di neuro-sviluppo ogni 77 nuovi nati. La casistica comprende casi di gravità differente. A iniziare dalla sindrome di Asperger, che è la forma più lieve dell’autismo: «Si parla per questa ragione – informa la psicologa – di spettro autistico. Infatti, nonostante la malattia, alcuni sono dei soggetti con un quoziente intellettivo alto, ma comunque con difficoltà d’inserimento sociale». Tra le cause c’è un fattore genetico: «Spesso gli stessi segni – ricorda Melis – si manifestano in più componenti della famiglia. La presenza di un figlio autistico deve perciò spingere a una maggiore attenzione nel caso ci siano fratelli ancora più piccoli, così da contenere le conseguenze della malattia». La professionista oggi presta servizio nel Consultorio di Nuoro: «Nelle famiglie non è semplice gestire un figlio autistico – ricorda – e in alcuni casi le difficoltà mettono a repentaglio la stessa tenuta della coppia».

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