I nuraghi verso l’Unesco fanno tappa a Nuoro – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Esattamente una settimana dopo l’ingresso nella “Tentative list” dell’Unesco della richiesta di inclusione della civiltà nuragica quale patrimonio dell’umanità, si apre la settimana nuorese a sostegno di questo grandissimo riconoscimento portato avanti dal Comitato “Sardegna verso l’Unesco”. Giorni in cui sarà la comunità, in definitiva titolare del “bene comune” – in questo caso la civiltà nuragica – a poterlo apprezzare nella sua interezza, per diventare pienamente consapevole della sua valenza identitaria e della valorizzazione culturale e economica.

Le iniziativive sono state illustrate nella sala giunta del Comune dal presidente del Comitato, Pierpaolo Vargiu, l’assessora alla Pubblica istruzione Fausta Moroni e l’assessore alla Cultura Luigi Crisponi, e l’archeologa Maria Ausilia Fadda, componente del comitato scientifico. A loro si è aggiunto il contributo di Francesco Licheri, presidente dell’amministrazione provinciale di Nuoro quando, nel 2008, il Canto a tenore venne riconosciuto dall’Unesco quale patrimonio immateriale dell’umanità, e prezioso consulente per il percorso tecnico che riguarda i nuraghi. «Le manifestazioni nuoresi: intanto fino al 30 novembre all’ExMe si potrà visitare la mostra sulla civiltà nuragica, mentre nel fine settimana, in contemporanea con la rassegna “Mastros”, la mostra si trasferirà in centro storico, nella “Casa dei contrafforti”, per poter essere raggiungibile da tutti coloro che visiteranno la rassegna sugli antichi mestieri nuoresi. Bisogna dire che le scuole saranno comunque protagoniste, intanto perchè è già previsto che molte scolaresche visitino la mostra all’ExMe, e poi perché all’Istituto commerciale Satta (oggi alle 11.30) sarà la stessa archeologa Fadda a incontrare i ragazzi per parlare loro del fascino dell’antica civiltà nuragica. Di cui è disseminata l’’isola e non solo per gli oltre 7mila nuraghi e le 3500 Domus de janas già censiti: perché è la nostra storia, quella che raccontano, ed è una storia unica nel mondo e quindi intrinsecamente identitaria. E d’altronde, come ha rilevato Licheri, sono i ragazzi la cinghia di trasmissione tra società, scuole e famiglie.

Per venire alla “Tentative list”: 31 siti individuati sulla base dei criteri stringenti indicati dall’Unesco e che, ha sottolineato l’archeologa Fadda «impongono che si tratti di siti scavati, resi pubblici e gestiti, soprattutto, perché il monumento scavato viene paradossalmente indebolito e se non c’è la sua valorizzazione e gestione si rischia di disperdere il patrimonio». Il difficile ora sarà fare un piano di gestione, cioè avere un’idea di Sardegna e di quello che Licheri ha definito «paesaggio culturale per realizzare il principio della tutela attiva» per i prossimo 20, 30 anni.

Certo, scegliere tra le meraviglie di cui la Sardegna è disseminata non deve essere stato semplice, la stessa studiossa ammette che «c’è stata molta discussione”. Nella lista ci sono Romanzesu (Bitti), Su Tempiesu (Orune), Serra Orrios (Dorgali), Sa sedda ’e sos Carros (Oliena), il Nuraghe Orolo (Bortigali), S’Arcu e is Forros (Villagrande), il Megaron della Domu de Orgia a Esterzili: tanto per citarne qualcuno nel territorio della vecchia provincia di Nuoro. Chiaramente non potevano mancare il complesso di Santa Cristina di Paulilatino, i Giganti di Mont’e Prama, il nuraghe Losa, il complesso di Santa Vittoria di Serri, Santu Antine a Torralba, Su Nuraxi e Casa Zapata a Barumini, e il Nuraghe Losa.

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