I Comuni: «Nuraghi beni dell’Unesco»

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SILANUS. L’iniziativa volta ad ottenere da parte dell’Unesco il riconoscimento di patrimonio dell’umanità per i monumenti archeologici della Sardegna approda a fine anno in altri due comuni. Domani, 30 dicembre, l’argomento finirà anche nelle aule consiliari dei comuni di Silanus e Lei le cui assemblee sono chiamate ad aderire al progetto che ha già ottenuto i consensi di circa 300 comuni isolani. Il parere favorevole dei consigli comunali di Lei e Silanus sembra scontato anche perché il tutto è finalizzato a valorizzare il ricco patrimonio storico e archeologico dell’isola e quindi anche del comprensorio del Marghine. Un territorio che in campo archeologico vanta un ricchissimo patrimonio fatto di nuraghi, tombe di giganti, domus de janas, betili e tanto altro. Monumenti di eccellenza che meritano di essere tutelati e sfruttati nel campo dell’attrazione turistico-ricettiva.

«Questa – dicono gli amministratori locali – è una battaglia che coinvolge tutti i sardi. Noi dobbiamo essere in prima linea. La Sardegna si sta muovendo con grande compattezza per raggiungere l’obiettivo che punta a valorizzare la storia e la tradizione della nostra isola che nel settore della cultura ha ancora molto da offrire».

La decisione dell’Unesco è prevista per la fine del mese di marzo. A sostegno dell’iniziativa si registrano adesioni che arrivano da tutte le parti; dal mondo politico istituzionale, al mondo della cultura, dagli studiosi agli operatori del mondo dello spettacolo, dalle associazioni alle fondazioni. Il conto alla rovescia è già iniziato e per il “Museo a cielo aperto” della Sardegna, che punta ad ottenere l’ambito riconoscimento dell’Unesco, si avvicina il momento decisivo. Un importante patrimonio, che presto potrebbe entrare nella “preziosa” lista Unesco, composto da 3500 Domus de Janas, interi campi e isolati Menhir, necropoli scavate nella roccia viva, circa 10mila torri nuragiche, semplici o complesse, le Tombe dei Giganti, sacrari federali e una rete di pozzi sacri, fonti e opere idrauliche. Testimonianze architettoniche dell’era nuragica distribuite su 24 mila chilometri quadrati. Una ghiotta occasione per la Sardegna per creare nuove opportunità di attrazione turistica che può fungere da volano per il dopo Covid.

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