Governo: fra i 16 “dissidenti” M5S anche i sardi Pino Cabras, Emanuela Corda e Andrea Vallascas – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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Fra i 16 deputati del Movimento Cinque Stelle che ieri hanno votato No alla fiducia al governo guidato da Mario Draghi, in aperto contrasto con la linea scelta dai leader pentastellati, Beppe Grillo in primis, ci sono anche tre parlamentari sardi.

Si tratta di Emanuela Corda, Pino Cabras e Andrea Vallascas.

«Chiedo scusa a chi si sentirà tradito dal mio voto – ha commentato Emanuela Corda -. Ma non avrei potuto fare altrimenti. Non faccio sceneggiate né piagnistei ma non nascondo che questa cosa…mi sia costata! Parecchio. So che potranno arrivare provvedimenti e ne prendo atto. A quel punto risponderò. Portando le mie ragioni».

«L’Alternativa c’è – ha detto Pino Cabras -. Il governo Draghi è l’autobiografia di una nazione in declino. Draghi è la Storia di trent’anni di austerità, decadenza industriale, precariato, stagnazione, svendite; l’autostrada per la finanza pigliatutto. Il protagonista non del «Sogno Europeo» ma dell’«Europeismo Reale», un lungo incubo che vediamo anche dietro il troppo incenso intorno al Gattopardo tecnocratico. La cosiddetta «buona moneta» non lascia un buon pianeta, ma un continente stremato e più indifeso di fronte alla crisi Covid. La Repubblica italiana ha bisogno di un’opposizione completa. Le diciamo no. L’Alternativa c’è».

«Ho votato No al Governo del tutti dentro appassionatamente, non credo nei governi di salvezza nazionale, tantomeno se guidati dall’uomo che più di tutti rappresenta il potere della bancocrazia e delle èlites finanziarie – spiega Andrea Vallascas -. Possiamo dimenticare che Draghi come consigliere del ministro del Tesoro Golia e come direttore generale dello stesso dicastero fino al 2001, è stato tra i principali promotori dell’ opera di svendita del patrimonio industriale pubblico italiano? Condividevo l’opinione di Beppe Grillo quando sosteneva che Draghi e la BCE avrebbero ricompensato il crack finanziario azzerando il welfare dei paesi. Sono convinto che sarà questo il modello che si perpetrerà. Saranno ancora lacrime e sangue e sempre per gli stessi. Un uomo nato banchiere e cresciuto nei salotti della Goldman Sachs non può che promuovere una politica economica lesiva delle classi medie e prona a Bruxelles, attenta ai piani alti della finanza internazionale più che al popolo italiano e ai suoi bisogni. L’illusione di molti, alimentata dal coro mainstream che da giorni lo incensa come l’uomo della provvidenza, sarà presto disillusa dalla realtà dei fatti. Del resto anche se si fosse trasformato nel Mao italiano con una compagine, che racchiude dagli eredi del partito fondato da Marcello dell’Utri, a quelli del Pd e della Lega, senza alcuna visione di Paese e di futuro compatibile, non avrebbe alcuna chance di fare uscire il nostro Paese dalla crisi sociale e politica in cui è caduto. Tutto il sistema che abbiamo combattuto è rappresentato in questo Governo, con sofferenza per le conseguenze di questa scelta non ho potuto votare che NO alla fiducia. Siamo arrivati in Parlamento con l’obiettivo di cambiarlo questo sistema. Non farci cambiare da questo».

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