Giudici onorari in rivolta «Per noi nessuna tutela»

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NUORO. Continua in tutta Italia la protesta della magistratura onoraria contro la riforma Orlando, per l’assenza di tutele assistenziali e per le modalità di retribuzione a cottimo. È unanime l’indignazione contro l’atteggiamento dello Stato che nega qualsiasi forma di tutela e dignità di lavoratori ai giudici onorari. «Il testo della riforma, tende a precarizzare ancora di più la categoria, nonostante una recente sentenza della Corte di Giustizia europea, abbia riconosciuto ai magistrati onorari la qualifica di lavoratori subordinati. Ora siamo lavoratori in nero, legalizzati – hanno detto ieri mattina giudici di pace nuoresi, unendosi alla protesta dei loro colleghi della penisola –. Lavoriamo e veniamo pagati in base ai risultati che otteniamo, senza avere diritti ma solo doveri, nonostante svolgiamo lo stesso lavoro di un giudice ordinario. Chiediamo di essere considerati in base al nostro inquadramento visto che da decenni svolgiamo una funzione giurisdizionale analoga a quella dei giudici togati, ma con una condizione contrattuale di precariato. Veniamo pagati a udienza – sottolineano – e in periodo come questo di emergenza Covid, viviamo nell’incertezza economica». Tutta la categoria è in rivolta, dal nord al centro, fino al sud della penisola. Sciopero della fame, flash mob, astensione dalle udienze, tra le varie forme di protesta finalizzate ad ottenere una decretazione d’urgenza che modifichi la disciplina attuale e possa dare tranquillità alla magistratura onoraria. «Non si può più attendere oltre – hanno aggiunto i Gdp barbaricini –. La pandemia ha scoperto altre deficienze e tralasciato tutele di qualsiasi tipo. Nella prima ondata sono stati dati 600 euro per due mensilità e, a coloro che avevano altre occupazioni anche di tipo parziale, nessun riconoscimento è arrivato. Noi che lavoriamo a cottimo, in questo periodo rischiamo di non ricevere quello che normalmente riceviamo. Siamo arrivati a scioperi anche interni e ora siamo disposti ad andare oltre. Ci si sta muovendo per rafforzare la protesta – hanno aggiunto – e portare questo Governo a prendere le giuste misure». Quindi il riferimento all’intervento del presidente della Corte costituzione, Giancarlo Coraggio, che in merito alla protesta della magistratura onoraria, nel definire la funzione di giudicare la stessa a prescindere dalla materia, ha sostenuto che l’identità di funzione deve riflettersi sul rapporto di impiego, e ha sollecitato un intervento urgente del Parlamento. Poi il richiamo alla recente sentenza del tribunale del Lavoro di Vicenza che si è pronunciato sul diritto alla parità stipendiale dei magistrati onorari che da oltre 20 anni chiedono di essere considerati lavoratori dipendenti. «È da 20 anni che chiediamo il riconoscimento dei diritti di tutti i lavoratori – hanno concluso i Gdp –. È da 20 anni che la politica ci considera come volontari prestati al ministero della Giustizia, nonostante le ultime sentenze dicano che dobbiamo essere riconosciuti come lavoratori e retribuiti per ciò che facciamo».

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