Garza lasciata nell’addome confronto tra i consulenti – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Secondo l’accusa la pensionata nuorese Maria Antonietta Seddone era morta a seguito delle complicazioni derivate dalla presenza nell’addome di una garza sterile, dimenticata durante un intervento a cui la donna era stata sottoposta il 15 maggio 2015 dopo un grave incidente stradale. Ieri al processo per omicidio colposo che vede imputati il chirurgo Antonio Domenico Fais, la strumentista Anna Ladu e l’infermiera Mariuccia Columbu (difesi dagli avvocati Gianluigi Mastio, Pietro Pittalis e Mario Silvestro Pittalis, e Angelo Magliocchetti), c’è stato il faccia a faccia tra i consulenti dell’accusa e della difesa, i medici legali Francesco Serra e Vindice Mingioni, chiamati a chiarire davanti al giudice Ferrando se all’epoca dei fatti fossero stati seguiti tutti i protocolli medici, e se la presenza della garza rinvenuta nell’addome della paziente, e poi rimossa, potesse rappresentare la causale del decesso avvenuto all’ospedale di Cagliari. I due consulenti, già sentiti in aula, avevano espresso opinioni contrapposte sul caso. Da una parte Serra che ha confermato che il corpo estraneo, ossia la garza, ha avuto un ruolo di concausa visto che la signora aveva predisposizione di base a processi infettivi: era diabetica e le era stata asportata la milza. «La vicenda della signora Seddore – ha detto lo specialista – è stata complessa dal punto di vista medico e chirurgico. La situazione esplode il 26 maggio quando si evidenzia un ematoma sul fianco sinistro e la signora viene operata per l’asportazione della massa. La degenza va avanti senza problemi ma a distanza di 21 giorni il quadro clinico precipita. La tomografia evidenzia un versamento nell’area retro peritoneale. Per volontà dei familiari – ha ribadito Serra – la paziente viene trasferita a Cagliari dove la situazione appare ben più grave rispetto a quanto descritto a Nuoro. La donna viene sottoposta a quattro interventi. Dopo una prima operazione si interviene per asportare una fistola, ma anche nei giorni successivi gli esami evidenziano la persistenza di batteri che poi determineranno lo shock settico. Ripercorrendo la storia clinica della Seddone, la permanenza della garza all’interno dell’addome ha determinato l’innesco del processo infettivo». Per Mingioni, al contrario, la garza sterile è un effetto occasionale, estraneo al processo infettivo che si sviluppa in un secondo momento. «Non si spiega – ha ribadito l’anatomopatologo – perché una volta tolta la garza la paziente stia bene. Lo shock settico valutato un mese dopo l’operazione, non è certo legato alla presenza della garza che è stata asportata 12 giorni dopo l’intervento. Lasso di tempo in cui – ha aggiunto – non si sarebbe potuta creare una lesione da decubito, perché la capsula attorno all’ematoma che racchiude la garza, collocata nella loggia splenica, è ben lontana dal colon e dall’intestino. A confermarlo anche la Tc in 3D, le cui immagini la collocano in modo preciso e non evidenziano presenza di fistole». Referti, però, che il consulente Serra ha ammesso di non aver visto.

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