Furti d’auto e ricettazione: sette rinvii a giudizio – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Sette persone sono state rinviate a giudizio con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al compimento di furti e ricettazione. Si tratta di Pandi Basha, albanese residente a Benetutti, Cosimo Angheleddu di Fonni, Antonello e Lorenzo Musina di Mamoiada, Gavino Puddu di Orani, Martino Baragliu di Mamoiada e Samuele Corda di Ottana. I loro difensori: gli avvocati Gianluigi Mastio, Agostinagelo Marras, Mattia Doneddu, Angelo Manconi, Angelo Magliocchetti, Caterina Zoroddu, Carmelino Fenudi, avevano chiesto al gup Claudio Cozzella sentenza di non luogo a procedere. Il giudice, accogliendo la richiesta del pm Emanuela Porcu, ha disposto per i sette imputati il rinvio a giudizio dinanzi al tribunale in composizione collegiale, il 16 giugno, mentre ha accolto la richiesta di messa alla prova presentata dai difensori di Francesco Cugusi, Flavio Pulighe e Luigi Cherchi, gli avvocati Giuseppe Talanas e Giovanna Maria Sulas.

Gli inquirenti che indagavano sull’omicidio di un anziano di Benetutti, Pietro Zarra, morto per un infarto durante una rapina in casa, attraverso le intercettazioni telefoniche e ambientali avevano scoperto una banda specializzata in furti di automezzi, ricettazione e riciclaggio di veicoli. Secondo l’accusa la banda si occupava principalmente di rubare auto tra il Nuorese, il Goceano, Sassari, Alghero e l’Oristanese. Ad essere prese di mira soprattutto Fiat 500, Bravo, Grande Punto lasciate parcheggiate dai proprietari nella pubblica via. Per l’accusa gli imputati, di volta in volta, assumevano ruoli diversi: Antonello e Lorenzo Musina, in più occasioni sarebbero stati gli organizzatori e i direttori dell’attività delittuosa, mentre Basha e Angheleddu, partecipanti. Come nel caso del furto di una Fiat 500 di proprietà di una donna di Sassari, la sera del 22 novembre 2015. Secondo l’accusa i due Musina, quali mandanti, avevano fornito gli strumenti per mettere a segno il furto della vettura, agli autori materiali, Angheleddu e Basha. Ma dall’indagine è emerso che non tutti i colpi, seppur studiati a tavolino, riuscivano sempre alla perfezione. Come nel caso della Fiat Punto Evo parcheggiata in una strada di Sassari che i presunti responsabili, per ragioni impreviste, non erano riusciti a portare via. Tra le carte delle indagini anche un attentato incendiario messo a segno a Nughedu San Nicolò tra il 16 e il 17 dicembre 2015.

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