«Fuori durante il lavoro ma non sapevo perché» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. «Li vedevo uscire anche durante l’attività lavorativa ma non ne conoscevo il motivo. Non ero tenuto a sapere se avessero permessi, né se timbrassero, anche perché il rilevatore del badge era lontano dalla mia postazione».

Ieri davanti alla giudice Luisa Rosetti con la deposizione di Natale Serra, dipendente dell’ex Artiglieria, è ripreso il processo sulla vicenda dei presunti “furbetti del cartellino” dell’ex caserma di viale Sardegna, che vede undici dipendenti civili imputati chiamati a rispondere del reato di truffa continuata ai danni dello Stato. Si tratta di Sergio Atzeni di Dualchi, Sebastiano Bassu di Nuoro, Pietro Canudu di Oliena, Antonio Deiana di Nuoro, Giuseppe Fois di Nuoro, Roberto Pisanu di Nuoro, Sebastiano Secchi di Posada e Pasqualino Lanzafame di Benetutti (difesi dagli avvocati Pietro e Mario Silvestro Pittalis), Giovanni Patta di Sorgono (difeso dagli avvocati Pittalis e Francesco Manduzio), Francesco Carta di Bono (difeso dall’avvocato Florentina Dore) e Rosario Fadda di Orotelli (difeso dall’avvocato Monica Murru) accusati di «essersi assentati ripetutamente dall’ufficio, durante il normale orario di servizio, senza autorizzazione, facendo artificiosamente figurare le loro prestazioni lavorative nei fogli di presenza e omettendo di utilizzare la scheda magnetica per far risultare i periodi di assenza, con conseguente danno per la pubblica amministrazione». Serra che si occupava del servizio di portierato (controllo degli accessi di mezzi e persone nella caserma Loy) ha aggiunto: «Il mio lavoro è continuativo – ha detto il teste rispondendo alle domande della pm Francesca Pala – e quando ho bisogno di un permesso o sono assente, c’è sempre qualcuno che mi sostituisce. Che ricordi non erano state date disposizioni in merito. Il comandante, durante le riunione, raccomandava a tutti i dipendenti, in caso di uscita, di chiedere il permesso e di usare il badge. Esisteva, invece, un codice disciplinare, affisso in bacheca».

L’indagine era partita nel settembre 2018, e riguardava il periodo dal 14 giugno a fine luglio, anche se, già l’anno precedente, con un’ispezione ministeriale interna alla struttura, si era cercato di intervenire con misure disciplinari su una situazione già complicata. Poi il blitz dei carabinieri negli uffici e il successivo sequestro di faldoni, tesserini, documenti cartacei e digitali, ma anche immagini dell’impianto di videosorveglianza dell’ex caserma, ora agli atti del processo. Le ore di assenza contestate agli imputati vanno da un minimo di 6 ore a un massimo di 55 ore totali. Prossima udienza l’8 febbraio. (k.s.)

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