«È stato Fabio Fois a uccidere» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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VILLAGRANDE STRISAILI. «Ho sentito un rumore, pensavo fosse scoppiato l’airbag. Solo dopo mi sono reso conto di essere stato ferito. In quello stesso momento ho sentito gli altri spari in successione e ho visto un uomo che armeggiava con un fucile». Daniele Conigiu, allevatore di Villagrande Strisaili scampato all’agguato messo a segno nelle campagne di Santa Lucia nel quale ha perso la vita il suo amico e compaesano Fabio Longoni, racconta i concitati momenti di quel 22 novembre 2017. Lo fa durante l’udienza del processo a carico di Fabio Fois, 57enne originario di Loceri ma residente a Girasole, che si sta celebrando di fronte alla Corte d’assise di Cagliari.

Conigiu, ora 40enne, si sofferma sui particolari: incalzato dalle domande del pm Biagio Mazzeo, dagli avvocati di parte civile e dal difensore di Fois, racconta ciò che, in quella drammatica mattinata, è accaduto fuori dall’abitacolo della sua Audi 3 bianca. Riferisce di aver gridato al suo amico, ferito e gemente ma in fuga: «Prendi quell’attrezzo, prendi quell’attrezzo». Un tentativo di intimorire l’attentatore che poi scappa a bordo della macchina di Conigiu perché, forse, ha il timore che nell’ovile di Niu Abila, a poca distanza dal teatro dell’agguato, i due soci, che sono riusciti ad allontanarsi seppure in direzioni opposte, abbiano un’arma e la possano usare contro di lui.

In quell’attentatore travisato e con indosso indumenti larghi, Conigiu, costituitosi parte civile con l’avvocato Bruno Pilia assieme ai famigliari di Longoni rappresentati da Paolo Pilia e Marzia Graziano, è sicuro di riconoscere Fabio Fois. Nonostante in quel drammatico frangente indossi un passamontagna a nasconderne il volto, è certo di averlo riconosciuto per la corporatura e l’andatura. «Lo conosco da anni, sono sicuro che fosse lui», dice ancora il testimone e parte lesa. L’allevatore villagrandese, che nell’agguato è rimasto ferito leggermente ad un polpaccio, in aula sostiene che se il suo amico non fosse morto non avrebbe parlato. Ed ancora ritiene che l’imputato fosse venuto a conoscenza del furto di due asinelli. Un furto all’origine del quale – secondo la ricostruzione dell’accusa – ci sarebbe il movente dell’imboscata costata la vita a Longoni che, raggiunto da una fucilata all’aorta, è morto per un’emorragia interna a 39 anni.

«Non c’erano motivi di astio con altre persone», ribadisce l’allevatore scampato alle fucilate. In aula, di fronte alla corte presieduta dal giudice Giovanni Massidda, emerge anche un episodio del gennaio 2018. Si tratta di un confronto tra i due (Fois e Conigiu), avvenuto nelle vicinanze di un bar di Tortolì, che viene registrato dalle cimici posizionate dagli investigatori all’interno nella macchina dell’imputato poco dopo la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati. Ed è proprio ciò che emerge dalle intercettazioni ambientali, tempo dopo, a far scattare l’arresto per Fois che ha precedenti penali ed è stato scarcerato dopo aver scontato la pena per un sequestro lampo a Loceri.

L’uomo, difeso dall’avvocato Marcello Caddori e ieri presente in aula accanto al suo legale, dopo mesi di indagini coordinate dal procuratore di Lanusei, Biagio Mazzeo, viene arrestato nel novembre del 2020 con l’accusa di omicidio volontario e tentato omicidio. Il dibattimento riprenderà il 22 novembre con le deposizioni di altri testimoni della pubblica accusa.

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