Droga, blitz dei carabinieri in pieno centro a Silanus – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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SILANUS. Retata dei carabinieri ieri mattina in alcuni centri del Marghine, in modo particolare a Silanus. Una quarantina di militari hanno preso parte a una vasta operazione che ha interessato il centro storico del paese dove sono state eseguite una serie di perquisizioni e controlli in alcuni stabilì, apparentemente abbandonati. Ancora non è dato sapere quali siano stati i motivi dell’operazione. Di certo si può dire che le forze dell’ordine hanno raccolto una serie di elementi che potrebbero rivelarsi utili ai fini investigativi. In modo particolare si guarda al mondo della marijuana e della cannabis sativa. Secondo indiscrezioni il servizio di perlustrazione messo in atto ieri mattina, sarebbe finalizzato proprio alla ricerca di piantagioni di droga. Pare (anche se la notizia attende di essere confermata) che nel corso dell’operazione siano stati rinvenuti diversi quantitativi di stupefacente. Le indagini sono ancora in corso e non vengono esclusi provvedimenti restrittivi nei confronti di qualche persona. All’operazione che si è concentrata tra via Milano, piazza Corte e strade limitrofe, sono stati impegnati i Cacciatori di Sardegna, i carabinieri della Compagnia di Macomer e numerosi altri militari di stanza nelle diverse stazioni della zona. Di buon mattino hanno provveduto a circondare una parte del centro storico dove hanno concentrato le loro ricerche. Negli ultimi tempi le forze dell’ordine ordine hanno dato una stretta al fenomeno legato alla commercializzazione della marijuana. Nel corso degli ultimi mesi sono stati eseguiti numerosi sequestri di partite di cannabis (prodotta sia legalmente che in forma illegale). L’iniziativa è partita dopo un pronunciamento della Cassazione che stabilisce che le autorizzazioni concesse per la coltivazione riguardano solo la coltivazione del prodotto, mentre non è contemplata l’estrazione e la commercializzazione di derivati che abbiano una funzione psicotropa e stupefacente. La suprema Corte, fatta salva la quantità di principio attivo che non deve superare un limite prestabilito, era andata oltre indicando le attività considerate lecite nell’ambito della commercializzazione della cannabis. È legale la produzione di alimenti e cosmetici, quella di semilavorati per forniture alle industrie, di concime, di materiale per la bioingegneria e bioedilizia, di fitodepurazione, di didattica e ricerca e di florovivaismo, dove non può rientrare la cannabis sativa. In poche parole chi riceve i permessi per impiantarla nei propri terreni, fermo restando il valore massimo del thc da non superare, non avrebbe l’autorizzazione a trattarla per farne un prodotto finito e cederla alle aziende che poi si occupano della commercializzazione in vari modi. Insomma, la pianta nel terreno va benissimo, mentre estirparla, lavorarla, separare le infiorescenze, farla essiccare e ricavarne oli o altri prodotti finiti non sarebbe consentito.

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