Disagio giovanile in città, Polimene: «Arte e sport per abbattere il muro» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. L’insegnante di danza classica Valeria Polimene punta su arte e sport per sgretolare il muro del disagio giovanile. «Lo dico pensando al fatto – afferma Polimene – che in queste attività c’è l’incontro, il contatto fisico. Così come, non meno importante, il fatto di confrontarsi, darsi delle regole». Il discorso vale a maggior ragione una volta che si supererà il confinamento, quello del Covid, che si è abbattuto con maggior pesantezza sui più piccoli. «Per tutti l’impatto è stato duro. Ma il ragazzo, rispetto all’adulto, ha minori strumenti per gestirlo. I nostri figli e nipoti – aggiunge l’insegnante – si sono sentiti come chiusi in una scatola, dove è mancata la presenza dell’altro, di qualcuno che ti ascolta». A Nuoro, quando i ragazzi hanno rotto gli argini, sono stati anche autori di comportamenti violenti. La docente di danza classica ha la sua idea: «Il confinamento non è stato ininfluente su quegli episodi. Credo ci fosse da aspettarselo. Perché – spiega ancora Polimene – quando sei costretto a stare chiuso per tanto tempo, poi esci e non sempre riesci a gestirti, ma ti adegui alla situazione». Non è tuttavia più che una constatazione, quella dell’insegnante, basata su oltre 20 anni di lavoro a contatto con bambini e ragazzi.

«Il disagio giovanile – ricorda – ha anche responsabilità degli adulti, che non parlano abbastanza con i minori e non sempre li guidano nella crescita. Il fatto che in città ci sia un consumo d’alcool anche nella preadolescenza – aggiunge – la dice lunga su alcune carenze di attenzioni. Certo, se le bevande alcoliche non venissero vendute ai minori, se ne limiterebbe anche il consumo e l’abuso». Qui ritorna la questione di offrire opportunità, spazi e occasioni per praticare la cultura e lo sport: la danza o il teatro, così come una disciplina motoria. «Ho la prova provata che chi svolge un’attività ricreativa – rimarca Valeria Polimene – è bravo anche a scuola. Si tratta di ragazzi che hanno dei sogni e in ogni ambito s’impegnano per realizzarli».

Tra le iniziative la docente vorrebbe vedere la nascita di un polo culturale: «Perché non pensare dopo la scuola civica di musica, anche a un corso di danza o teatro? Lo spazio – propone – potrebbe essere quello dell’edificio di via Tolmino, che accoglie oggi i musicisti in erba. A Nuoro i ragazzi dovrebbero avere le stesse possibilità delle città più grandi».

Stringendo ancora una volta il campo al disagio giovanile e alle vicende di violenza, Polimene conclude dicendo: «Sono sulla stessa linea di chi ha proposto una rete tra le istituzioni, che seguano i ragazzi nei diversi momenti della loro vita, anche grazie a un passaggio di informazioni. Rimane fondamentale il ruolo degli adulti, chiamati a dare i giusti indirizzi». (f.p.)

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