Dal Santissima Trinità le parole di Sergio Marracini: «Lockdown nell’Isola? Ingiustificato» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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Covid-19 in Italia, a distanza quasi di un anno dall’inizio della pandemia, il terribile spettro del lockdown totale sembra ancora minacciare il Paese, viste le recenti dichiarazioni di alcuni esperti. Il virus viaggia ancora e con lui le preoccupanti varianti, ormai note. Eppure, proprio in questi ultimi tempi, la Sardegna vive forse uno dei suoi momenti migliori nella lotta al Covid. Gli ultimi dati infatti, in termini di contagio e diffusione, parlano di un’Isola vicina più che mai all’agognata zona bianca. Ma allora, a diversi, viene da chiedersi: “Che senso ha chiudere tutto anche qui?”.

Da febbraio 2020 a febbraio 2021, un anno di virus. Le parole di Sergio Marracini: «Incidenza nella normalità»

Chiusura totale, sì o no? L’Italia è col fiato sospeso, certo, e attende l’ardua sentenza di scienziati e virologi. Sta di fatto, però, che in Sardegna il virus “si muove”, vero, ma lo fa a pari passo di tanti altri che da sempre vivono con l’uomo. A spiegarlo è dottor Sergio Marracini, direttore del Santissima Trinità di Cagliari. «Oggi l’incidenza del Covid-19, in un valore comprensivo fra l’1 e il 2%, è nella normalità: esattamente come un comune virus respiratorio nel periodo invernale». Dunque, il commento del medico cagliaritano: «Un Lockdown totale in Sardegna? Al momento sarebbe ingiustificato». Una situazione, quella di febbraio 2021, addirittura migliore rispetto a quella di un anno fa esatto: allora infatti lo sconosciuto Coronavirus iniziava a muovere i suoi primi veloci passi e nelle corsie ospedaliere ci si trovava in una situazione decisamente più “spiazzante” rispetto a oggi, di fronte ai suoi sintomi.

Le varianti del Covid-19, forse “infinite”?: «Il rischio c’è»

Una situazione in Sardegna, come commentato da Marracini, che non deve spingere al relax, ma un controllo attento alle frontiere isolane su chi arriva dalle nostre parti. Oggi, però, a preoccupare sono le già note varianti del Covid-19 e la possibile refrattarietà di qualcuna di esse al vaccino. Il virus muta e per poter accedere al corpo umano, sempre in cambiamento, deve “cambiare chiave”: è questa, in espressioni “popolane”, la motivazione dell’esistenza di queste varianti. «Il Covid-19, lo conosciamo ancora poco, ma ha dimostrato di essere abile e svelto a mutare e nel sapersi “riciclare per essere meno aggredibile». Oggi, quella inglese, amazzone e sudafricana. Domani un’altra variante e così via: una partita infinita? «Il rischio c’è», conferma Marracini.

«Il virus? Bisogna saperci convivere, forse non sarà possibile eliminarlo»

«Bisogna imparare a convivere con questo virus – commenta Marracini – e le sue varianti. La vaccinazione potrebbe coprire la maggior parte delle varianti, ma è fondamentale la terapia, che permetterebbe di intervenire subito come con qualsiasi altro virus». Solo così, dunque, si potrebbe uscire da questo lungo tunnel. «Col Covid-19 si deve giocare a viso aperto: noi potremmo anche non liberarcene mai, ma possiamo impare a difenderci, anche grazie alle nostre difese immunitarie».

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