Cure palliative sospese, hospice chiuso ai pazienti – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. La continuità assistenziale delle cure palliative all’hospice di Nuoro rimane un miraggio, e non solo per i pazienti seguiti a domicilio: i nuovi ricoveri nella struttura sono stati sospesi per mancanza di medici. La situazione è precipitata nei giorni scorsi quando il servizio diretto da Salvatore Salis è rimasto con un solo medico palliativista: un unico specialista che non riesce a garantire il pesante carico di lavoro. Tutto questo è accaduto nonostante i ripetuti gridi d’allarme lanciati dalla deputata nuorese Mara Lapia che ora parte all’attacco di Regione e Ats . «Quello che avevo preannunciato nella mia interrogazione al ministro Roberto Speranza sulle criticità dell’hospice nuorese, si è purtroppo verificato, e in maniera ancora più drammatica. Nella struttura che accompagna i pazienti oncologici nel fine vita è rimasto un solo medico: impossibile, dunque, non solo assicurare l’assistenza domiciliare ma anche garantire i ricoveri», attacca la parlamentare e componente della Commissione affari sociali e sanità della Camera dei deputati che, appena la settimana scorsa, aveva chiesto al ministro della Salute un intervento su Regione e Ats per risolvere le criticità riguardanti proprio la carenza di personale.

Una richiesta rimasta inascoltata, al pari della denuncia rivolta al commissario straordinario delle Ats, Massimo Temussi, e all’assessore regionale alla Sanità, Mario Nieddu, durante l’assemblea svoltasi al teatro Eliseo di Nuoro non più tardi della fine dello scorso febbraio. «In queste condizioni – ha ribadito l’ex Cinque Stelle e oggi capogruppo del Centro Democratico a Montecitorio – è impossibile assicurare la continuità assistenziale nelle cure palliative, un diritto sancito dalla legge 38 del 2010 che garantisce l’accesso a cure palliative e terapia del dolore nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza per ogni tipo di sofferenza». Il servizio, che sinora ha assicurato assistenza 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ai pazienti ricoverati nell’hospice solo grazie al grande spirito di abnegazione degli operatori, costretti ad estenuanti turni di lavoro e a saltare le ferie, è stato di fatto interrotto. A maggior ragione, non sarà possibile seguire a domicilio gli altri pazienti che già venivano assistiti solo dal lunedì e al venerdì a causa dell’insufficienza di operatori sanitari.

«Non è pensabile che Regione e Ats continuino a far finta di nulla di fronte alle sofferenze dei pazienti a fine vita e dei loro familiari: occorre risolvere definitivamente il problema, con l’assunzione, senza ulteriori indugi, di altri medici e infermieri. Ora più che mai servono atti concreti e non parole», ha dichiarato la parlamentare che nell’interrogazione aveva chiesto l’assunzione di almeno altri due medici e due infermieri al fine di garantire la piena operatività del servizio ospitato nello Zonchello.

Nell’hospice nuorese, sino a pochi giorni fa, lavoravano 3 medici. Con loro 9 infermieri, 8 operatori socio-sanitari, un’ausiliaria, due psico-oncologhe, un assistente spirituale e ben 18 volontari, più lo stesso direttore che gestiscono il reparto di 10 posti letto, un’area di day-hospice e di un ambulatorio per le cure palliative. Ma ora, alla luce delle assenze giustificate di due specialisti, sul servizio che deve poter garantire il rispetto della dignità della persona nel fine vita, incombe la spada di Damocle della chiusura.

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