«Così i pazienti moriranno in ambulanza» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Mancano anche gli endoscopisti. «E trasportare in urgenza i pazienti è davvero rischioso, così moriranno in ambulanza» è il grido d’allarme che lanciano i medici dell’ospedale San Francesco. Il nuovo caso esplode ora, dopo l’ennesimo “soccorso notturno” ad altissimo rischio, ma «è da febbraio scorso che è stato interrotto il servizio di endoscopia digestiva» sottolineano diversi specialisti di diversi reparti (non facciamo i nomi perché Ats-Assl proibisce loro di parlare pubblicamente, pena il licenziamento). Gli ambulatori del terzo piano, infatti, restano chiusi tutte le notti, come pure tutti i giorni prefestivi e i festivi. «Se arriva un paziente che vomita sangue o presenta sangue nelle feci, l’esame endoscopico è fondamentale». La gastroscopia o la colonscopia sono esami che hanno una doppia valenza: diagnostica e terapeutica. «Se risulta che c’è un sanguinamento in corso, si interviene subito durante lo stesso esame». Ma mancano i medici, e così il servizio funziona a singhiozzo. Soltanto tre gli specialisti al lavoro, compreso il primario: chiaro che non possono coprire tutti i turni. L’organigramma non lo permette.

Il problema è che il 118 continua a portare al Pronto soccorso di Nuoro pazienti che presentano sanguinamento anche di notte e nell’intero fine settimana, quando il servizio di endoscopia è chiuso. «È come portare un paziente con un infarto in corso a un ospedale che non ha una cardiologia con l’emodinamica» spiegano i medici. «Nel caso di un sanguinamento gastroesofageo, da rottura di varice, l’endoscopia va fatta in urgenza, subito, per salvare la vita del paziente, comunque va fatta non oltre le dodici ore». Un arco di tempo che si perde a bordo dell’ambulanza che da Nuoro deve andare necessariamente a Sassari, di notte come il sabato e la domenica, visto che al San Francesco gli ambulatori restano chiusi. Con un medico a bordo, tra l’altro, che intanto viene meno alle forze dell’ospedale di via Mannironi. È già successo tante e tante volte, l’ultima appena qualche giorno fa. «Nelle tempistiche salvavita, l’elemento cardine è l’approccio endoscopico, che riduce in modo significativo la mortalità». «Non puoi portare un infartuato in un ospedale che non può salvargli la vita. Lo stesso vale per chi ha in corso un sanguinamento da varici». Eppure succede, invece, che il paziente venga spedito a Sassari, o anche a Oristano, per procedere con l’esame endoscopico e poi magari riportarlo a Nuoro perché a Sassari non ci sono posti letto disponibili (anche il rientro, subito dopo un intervento è di per se pericoloso). Chiaro che questi pazienti andrebbero destinati direttamente negli ospedali che garantiscono gastroscopia e colonscopia. «Perdere tempo in passaggi è pericolosissimo».

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